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d.sepe, Le nuove avventure di Capitan CapitoneThe revolution will not be televised fu scritta da Gil Scott-Heron nel 1970. Il titolo era ispirato a uno slogan dei movimenti Black Power degli anni ’60, sull’onda di un sentire che da allora è diventato parte di molti altri movimenti underground, politici e non. La critica, il rifiuto e la riappropriazione dei media sono tra gli strumenti della contro-cultura ancora molto utili nel 2022: basta aggiungere alla parola media l’aggettivo digitali. E le obiezioni (alcune molto valide) sono sempre quelle: dai (Social) media passa soltanto la cultura dominante, ti rincoglioniscono, ti portano a pensare quello che vogliono loro, ti condizionano. Era certamente vero negli anni ’60 per la Tv, e sono le stesse critiche che oggi molti fanno alle piattaforme sociali.

Quello che è cambiato radicalmente è lo scenario culturale, sociale e politico. Se oggi si parla di movimenti underground, controcultura e pensiero alternativo tutti pensano a complottisti, no-vax e rettiliani. Correttamente, secondo me: questo tipo di pensiero occupa una nicchia non dissimile da quella delle culture underground del passato (che affermavano “la CIA ci spia”). Le similitudini però finiscono qui: la cultura Punk per esempio ha generato musica meravigliosa, idee ardite, libri bellissimi, stili mirabolanti, insomma una vera Cultura. Viceversa non ho grandi speranze sulla musica dei No-vax. I quali nel 2022 hanno una vita complessa e spericolata: bannati ovunque, schifati dal mondo, costretti su Telegram (che gli chiude le chat), le loro idee sono considerate spregevoli e pericolose. Proprio come, fino a qualche anno fa, quelle dei movimenti per i diritti civili, dall’aborto alle coppie miste – fino al matrimonio tra omosessuali. Anche queste similitudini finiscono qui, sebbene il linguaggio dei no-vax sia lo stesso: sul mio corpo decido io (antico slogan femminista), no dittatura, libertà, uguaglianza. Non sorprende: tutti i movimenti, belli e brutti, che rivendicano i propri diritti si ispirano alla stessa matrice originaria, le battaglie degli Afroamericani, popolo oppresso per eccellenza nelle culture del ventesimo secolo. E chiunque da allora abbia combattuto per la propria emancipazione ha usato lo stesso linguaggio. Talvolta legittimamente, come nel caso delle donne o degli omosessuali, ma spesso impropriamente: i no-vax che si dicono vittime di razzismo (o peggio di Shoah) sono un esempio da manuale.

Ma non sono solo i no-vax a avere vita dura nel 2022. Su internet ci troviamo praticamente sempre in aree private (quindi non libere come una piazza) e regolamentate. Essere feticisti o praticanti del BDSM, entusiasti della Cannabis, delle armi o della musica Industrial su Instagram è molto complicato. La piattaforma non distingue un’immagine pornografica da un manifesto femminista, una copertina di album da un reato, un atto di vandalismo da un’opera d’arte. E di culture underground non sa niente: i Throbbing Gristle? Autolesionismo. Nirvana? Istigazione al suicidio. Nel 2022 una band deve porsi il problema di cosa pensi l’algoritmo del Butthole Surfing, se chiamarsi Suicide sia una buona idea o se, com’è successo a Daniele Sepe (Le nuove avventure di Capitan Capitone, 2020, nella foto), un sito di e-commerce possa censurare delle buffe tette disegnate, che se viste per strada non creerebbero alcun disagio a nessuno.

Questo è quello che sappiamo. Poi ovviamente si spera esistano delle culture davvero underground che, per natura, idee o pratiche, siano completamente fuori dai radar dei media, social o meno. Perché se stiamo tutti su Twitter non succederà mai niente di nuovo che non sia il Fantasanremo, il flash mob di Sfera o l’ennesimo/a influencer di Prada. Le band si chiameranno #Love&Gay, le canzoni dureranno tutte tre minuti e conterranno inserzioni commerciali. Insomma, ringraziando il cielo, a quanto pare la rivoluzione non avverrà neanche in diretta Facebook.