La famiglia desnuda

C’era una volta il nudismo, un po’ libertario, un po’ fricchettone e un po’ naturista. Bizzarro ma innocuo in passato e invece impensabile oggi, in un mondo terrorizzato dal pipino.

Mai come oggi, si sa, il mondo è sessuato, nel senso che sempre di più la sessualità e i comportamenti sessuali sono oggetto di attenzione, nel bene e nel male. Non esiste più nudità senza ammiccamento, e qualsiasi idea di nudità come innocenza e libertà si è persa in questo mare di pruriti. Tra le vittime di questa follia sessuale ci sono certamente i bambini: ricordo intere estati trascorse nudo e contento sulle spiagge italiane degli anni ’60, un’esperienza oggi probabilmente impensabile, tanta è l’attenzione ossessiva (e spesso la colpevole confusione) intorno a questo problema invece così serio. L’impressione è certamente quella che, col passare del tempo, il mondo perda sempre di più quell’innocenza che, insieme a un filo di malizia, abitualmente attribuiamo al passato. E’ quindi naturale che un certo numero di persone ricerchino quelle atmosfere: nel cinema, nella musica e anche nella pornografia – o meglio ancora nella fotografia nudista.

Il Nudismo, o Naturismo, è stata una delle correnti culturali e sociali di maggior impatto del XX° secolo, benché in effetti i nudisti non siano moltissimi. Nato in Germania negli anni ’20, il Naturismo è poi confluito nel grande mare delle controculture degli anni ’60, e i campi nudisti sono stati baluardi di libertà – nonché oggetto di scontro sociale, anche in Italia. Tutt’oggi, volendo prendere il sole nudi nel nostro paese, bisogna fare bene attenzione a dove si fa: si rischiano violenze, oltre alla denuncia per oscenità. Non solo, ma il Nudismo tradizionale, quello degli anni ’60/’70, era una cosa da famiglie. E nelle famiglie, si sa, ci sono anche i bambini: non oso pensare a cosa succederebbe oggi a un padre che avesse l’idea di denudarsi in spiaggia insieme ai figli piccoli. Un comportamento che solo fino a qualche anno fa veniva visto come normale, magari un po’ balzano ma in fondo accettabile. Infatti in moltissimi paesi i Campi Nudisti esistono e sono strutturatissimi, hanno campeggi, spiagge, parchi e foreste dedicati a quanti vogliano ritrovarsi nudi a contatto con la natura e cogli altri.

Oggi, con la diffusione della fotografia e la rete, fare foto in queste aree è perlopiù vietato o comunque fortemente regolamentato; comprensibilmente, direi. Invece, fino a qualche anno fa, il naturista si mostrava orgogliosamente, rivendicando come migliore il proprio stile di vita, e cercando di mostrarlo nella sua innocenza e naturalezza. Esistevano riviste di Nudismo e Naturismo, pensate per pubblicizzare questa cultura, con ampi servizi fotografici sulle varie attività: scacchi, bocce, tiro alla fune, balli, concerti e recital, ma anche barbecue e cene sociali – tutto all’insegna della nudità normalizzata e completamente de-erotizzata: comprensibile allora, impensabile nel terzo millennio. Infatti oggi queste immagini sono oggetto di culto e scambio tra appassionati, come avviene sul sito lenaturisme.free.fr da cui sono prese queste immagini. Foto tratte da cinquant’anni di stampa naturista: riviste come “Leisure Nudist Life”, “Naturally Nude Recreation” o “Dynamic Nudist”. Immagini di un mondo innocente, che nel nome della libertà si riappropriava del proprio corpo e lo mostrava senza pudori. Immagini che viste oggi si prestano a una grande quantità di interpretazioni e usi diversi, anche pessimi: ovviamente sono piene di bambini e fanciulli svestiti che giocano a palla con la zia o cantano accompagnati dalla nonna. Ma nel 2007, è cosa assai ben nota, il porno è negli occhi di chi guarda.

Immagini tratte dal sito Nudismlife.com

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