Luisa Mann

Ho conosciuto Luisa su un pullman che ci portava a un festival. In quella fase, ho scoperto dopo, lei stava vivendo la coda della sua prima vita. Giovane cantante di un gruppo Punk/New wave appena sciolto, Luisa aveva un “lavoro”, uno di quei posti fissi per i quali in Italia si ucciderebbe. Io lavoravo alla Radio, facevo il Dj e scrivevo (anche io ho avuto alcune vite diverse, in una delle quali scrivevo di musica). Quel pullman ci portava a Barcellona; all’andata Luisa era in coppia, mentre al ritorno qualcosa era cambiato, e ci ritrovammo a chiacchierare a lungo. Eravamo assai diversi, innanzitutto stilisticamente: lei era nella sua fase Dark, amava gli Smiths e la New Wave, io ascoltavo Hip Hop, Funk e Musica Africana. Ma c’erano molte cose a unirci, innanzitutto l’idea che la vita fosse un pranzo assai più elaborato, che volevamo assaggiare tutto. Ricordo perfettamente le prime volte che andammo insieme a Radio Città Futura, dove lavoravo; e ricordo perfino quei circa cinque secondi di dubbio che le vennero all’inizio: “Posso farcela?” Non solo la risposta era ovviamente sì, ma nella sua prima mezz’ora di conduzione, una cosa divenne immediatamente chiarissima: non era solo brava, ma aveva talento – assai più di molti di noi, incluso me. Infatti il suo apprendistato durò poco, fu immediatamente presa alla Rai per condurre programmi musicali – la sua seconda vita. Il lavoro fisso andò a farsi benedire, e Luisa (che era già Mann, essendo il suo vero cognome poco Rock’n’roll) diventò “Luisa Mann”.

A differenza di me, che sono lento e noioso, nelle sue molte vite Luisa è riuscita ad assaggiare quasi tutte le portate: cantante di culto (e bassista), conduttrice radiofonica di successo, moglie Rock’n’roll di una star internazionale (con tutti gli annessi e connessi, inclusa la doppia cittadinanza americana), rispettata professionista del marketing, militante animalista. Negli ultimi anni Luisa aveva trovato stabilità e focus, anche grazie a un compagno che amava molto, e ai suoi animali, che pure adorava.

Ho molti ricordi di Luisa, naturalmente. Dei tanti a cui tengo, ce n’è uno più vivo e prezioso. Alla fine del 2001 mia madre si ammalò gravemente e io mi trasferii a Roma per starle vicino. Furono dei mesi difficili, nei quali francamente non avevo molta voglia di vita sociale. Dopo l’ultima terribile crisi, in ospedale, decisi di riportarla a casa per farle passare gli ultimi giorni in un luogo familiare. Arriviamo la sera in ambulanza, e la mattina dopo spunta Luisa. Erano giorni complicatissimi, medici, assistenza in casa, un turbine di cose da fare ed emozioni da gestire: “Tu non preoccuparti di me; io sto in giardino, lavoro un po’, faccio delle telefonate, e quando vuoi fare due chiacchiere, io ci sono.” Non finirò mai di ringraziarla per quelle chiacchiere, per quella presenza (non completamente disinteressata: i suoi genitori erano già anziani, e Luisa era assai preoccupata dagli scenari futuri, che per me in quel momento erano assai presenti): i veri amici non si vedono solo nel momento del bisogno, ma anche (e direi soprattutto) nei momenti difficili, quelli che non si vorrebbe dover affrontare, ai quali è doloroso anche solo partecipare. Quando mia madre è morta, lei era lì.

Domenica scorsa Luisa se n’è andata, d’improvviso. Lasciando un vuoto nel pantheon di molte persone: ieri la chiesa era gremita di gente affranta. Naturalmente il pensiero corre a sua madre, e al suo compagno: queste sono esperienze dalle quali non si esce mai completamente integri, e il pensiero dei loro prossimi mesi mi spezza il cuore. Rimane il dolore, il senso di perdita, e una lieve ma persistente rabbia: la morte si è portata via una persona che sapeva stare al mondo, che sapeva toccare le altre persone, e che sicuramente aveva ancora diverse vite da vivere. Se oggi in tanti piangiamo la sua scomparsa, è perché in tantissimi, nel tempo, siamo stati felici della sua compagnia, abbiamo goduto della sua presenza, e gioito della sua gioia. Poi, col tempo, ci abitueremo a un mondo senza Luisa – ma sarà un mondo meno sensato.