Dopo il referendum è partito il gioco di posizionamento all’interno dell’opposizione. Giusto: questo risultato mi pare un ottimo propellente per le elezioni del prossimo anno. Siccome detesto questa maggioranza, sono molto interessato a capire cosa succede dall’altra parte e siccome l’altra parte è sostanzialmente il PD (come spiego meglio qui sotto), è a te che mi rivolgo per spiegarti il mio problema. Ti dico subito che mi sei molto simpatica e forse ti voterei. Purtroppo però da un po’ ripeti che il Campo Largo è la via per battere le destre. Non mi piace il Campo Largo, e interpreto questa posizione soltanto in quel senso: per battere le destre ci vuole il Campo Largo. Dissento per due motivi, uno di metodo, uno di merito.
Il Metodo: il mio obiettivo non è battere le destre ma vivere in un paese migliore. Parafrasando Mao, vincere è il primo passo di una marcia di 10.000 leghe. E mentre capisco che il primo passo sia necessario, vorrei avere dei dettagli sul resto della marcia. Mi ricordo di troppe volte nelle quali la sinistra ha battuto la destra e poi si è squagliata perché il campo era troppo largo, lo stesso è successo alla destra e forse sta per risuccedere – sempre per lo stesso motivo: campo troppo largo. Quindi forse sarebbe il caso di cambiare formula?
Il Merito: Non sarebbe meglio invece un Campo Stretto? Mi spiego. Con Campo Largo intendi chiunque sia d’accordo su certi principi, una visione del mondo, uno sguardo (tiro a indovinare, non l’ho capito benissimo), cioè al momento PD, Più Europa, AVS, 5 stelle e magari Renzi/Calenda. Forse dovremmo selezionare gli ortaggi di questo campo?
Perché il campo del PD è già da solo molto largo: è il motivo per cui ho fatto fatica a votarlo in passato. Il PD contiene al suo interno persone le cui idee sono distantissime dalla mia etica: inseminatori seriali sionisti, manager scaduti, esuli di Forza Italia, Pierferdinando Casini. Ecco come mai il PD non è mai stato in grado di esprimere politiche nette su questioni fondamentali come il fine vita, l’applicazione piena della legge 194, le tasse alla Chiesa Cattolica. Per come la vedo io, il tuo primo problema è restringere il campo, non allargarlo. Aggiungerei: siamo sicuri che Delrio o Casini portino più voti di quanti ne tolgano? O Renzi in coalizione?
Vuoi il voto dei giovani? Potresti provare con un programma davvero coraggioso, innovativo, non generico (altra malattia cronica del PD) e senza compromessi che includa anche provvedimenti chiari sui diritti, sullo stato di Polizia, sull’ICI alle chiese, sul welfare, sulle persone LGBTQ, sulla Cannabis (non light) e vedere a Graziano, Beppe, Matteo e Carlo che effetto gli fa. Non vaghe affermazioni di principio ma impegni precisi e concreti da realizzare nei primi 100 giorni. Perché se come dici tu “adesso ascoltiamo il paese” viene fuori la solita sbobba insapore. Invece facci sognare, vola alto e vediamo chi ci sta.
Una nota sui 5 stelle. Elly: i 5 stelle non esistono, sono una proiezione della tua mente, un glitch, un difetto della vista. Con gente che non distingueva Harris da Trump non ci devi fare il Campo Largo, te li devi mangiare a colazione, altro che primarie. Ti metti insieme agli alfieri del superbonus? Quelli che hanno sconfitto la povertà? Questi stavano al governo con Salvini. Giuseppe Conte è un cartonato, un’illusione ottica, un’ombra. I 5 stelle bisogna ignorarli, ricordarsi bene da dove vengono nella piena consapvolezza di dove dovrebbero andare, e di dove effettivamente andranno: nel cestino.

Siccome però conosco il tragico spirito ecumenico del PD (tristemente ribadito dal concetto di Campo Largo), nutro pochissime speranze: forse si farà l’autogol delle primarie e forse si batteranno pure le destre, ma probabilmente con un’accozzaglia insensata e un programma equilibrista che non cambierà davvero niente – e esploderà appena qualcuno dirà qualcosa di sinistra. Perdona il finale amaro, ma m’è appena tornato in mente Bersani (un galantuomo) maltrattato in diretta streaming da quel guitto fallito di Grillo e i suoi fantocci. Never forget, never forgive.
Con immutato affetto
Sergio Messina

