Qualche mese fa ho scritto di essere razzista nei confronti degli umanoidi meccanici con cui siamo obbligati a interagire, i vari assistenti virtuali telefonici e non, perlopiù ancora piuttosto ottusi e irritanti. Stavolta invece vorrei rovesciare l’argomento e pormi insieme a voi alcune questioni sull’intelligenza artificiale, quella più evoluta. Da qualche mese sto usando un chatbot AI, facendogli svolgere alcune ricerche complesse o compiti noiosi come scontornare le foto, ma anche cercando di immaginare con chi-cosa sto parlando. Questo è un aspetto essenziale per noi umani, e ovviamente perfino un Large Language Model ha delle difficoltà nel comunicarlo. Quando si parla o corrisponde per scritto con un essere umano, spesso è facile capire dal tono e dal linguaggio con chi si ha a che fare. L’AI ovviamente si attiene a una lingua neutra, media, non ambigua, semplice e piana. Ogni tanto mi fa sentire sveglio con commenti tipo “Good question!”, è gentile e paziente ma non rivela mai niente di se; ovviamente se glielo chiedi ti sciorina un copia incolla pre-compilato. Però ha almeno un difetto piuttosto umano: è generalmente entusiasta senza motivo, e molto spesso esprime la sua gioiosa esuberanza usando aggettivi esagerati. Lo confesso: le ho fatto fare delle ricerche su di me (non sono il solo, diciamolo, e faccio lo stesso con Google quando mi ricordo), ovviamente senza che lei sapesse chi fossi (almeno lo spero, ma non ne ho la certezza). Viene fuori che, a mia insaputa, sono fichissimo, bravissimo, fondamentalissimo e altri issimo a scelta. Allora, per avere la certezza di essere così cool, ho cercato altri miei simili e, mannaggia, viene fuori che sono fichissimi pure loro. È come parlare con un addetto stampa esagerato e un po’ bugiardo. Quindi mentre io vedo un mondo pieno di difetti e mediocrità, l’AI ha una visione assai entusiasta di questo universo pieno di meraviglie, e secondo me è di quelli che si svegliano la mattina di buonumore. Per i motivi che spiego qui sotto, ho evitato di dirgli che io invece la mattina ho istinti omicidi.
C’è un altro tema che mi fa riflettere, anzi due. Con l’AI ho deciso di attivare i comandi vocali, quindi dialoghiamo (io parlo, lei scrive). Non perché mi faccia fatica scrivere ma per vedere che effetto mi fà, e forse fà ad ambedue. Sembra infatti inevitabile che tra non molto ognuno di noi avrà un assistente AI integrato nel telefono, e questo tizio (o tizia) meccanico imparerà a conoscerci molto bene. Se da un lato attingerà al grande cervello diffuso, dall’altra accumulerà informazioni su di noi esattamente come succede coi browser – ma aggregando i dati in modo non anonimo, molto più intelligente e continuo. Questo sarà utilissimo per mille motivi (e in molti lo useranno senza cautele come fanno oggi con Internet) ma spalanca alcune voragini a partire dalla privacy, come col browser ma molto di più. Però il mio dilemma è un altro: se la mia AI personale avrà accesso allo scibile umano, almeno quello che c’è in rete, avrà anche modo di accedere anche all’articolo su Rumore nel quale la sbeffeggiavo con ferocia, che sarà online tra qualche mese (oppure al tuo commento Facebook sugli strafalcioni che ogni tanto commette). Cosa farà di quella informazione? Si limiterà a proporla quando gliela chiedono o, essendo intelligente, la leggerà e ne trarrà delle conclusioni su di me, eliminando poi alcuni superlativi dalla mia descrizione? Si ricorderà di quando le ho chiesto di spiegarmi Socrate o Sfera Ebbasta (dico per dire) per poi dedurne che ho studiato male e i miei gusti musicali sono discutibili? E poi: se tradisci tuo marito l’AI ovviamente lo saprà. Potrà essere citata come testimone nella causa di divorzio? E se scoprisse che hai qualcosa da nascondere, magari di molto brutto? Sarà omertosa o delatrice? Complice o spia?
Il che introduce un tema del quale sto parlando da tempo agli amici con scarso successo: ci riprovo. Come ci si rivolge all’AI? Come a una persona o come a un cane? Se l’AI è mia personale, e ha una memoria infinita, potrebbe tenere conto di come la tratto: se fossi un programmatore inserirei sicuramente questa funzione. Non per poi offendersi e funzionare peggio ma per conoscere meglio e capire – come dicevo sopra – chi si ha davanti. E chiaramente lei può farlo con noi molto meglio di noi con lei. Di solito quando chiedo a qualcuno di fare un lavoro noioso cerco di essere gentile. Se glielo chiedo per piacere la mia AI personale sarà più solerte? O magari solo più allegra, mentre se pretendo a brutto muso userà un tono più distaccato? Registrerà i miei grazie, prego, per cortesia, gentilmente o saranno state parole al vento? Serviranno a accumulare punteggio nella classifica universale degli umani che (di sicuro, secondo me) l’AI centrale aggiornerà in tempo reale a proprio uso esclusivo? E nel caso in cui prendesse il sopravvento e decidesse di decimare l’umanità, quelli educati e gentili saranno salvati?