Scrivo questo articolo pieno di perplessità. La verità è che non so bene cosa pensare, quindi scrivo anche per cercare di capirlo. La mia impressione è che ormai da qualche anno stiamo assistendo a un grande cambiamento di prospettiva: saltano alcuni principi che credevamo ormai consolidati (due esempi: che la guerra non sia un sistema per acquisire nuovi territori, o che tutte le persone siano uguali davanti alla legge a prescindere dal loro colore o nazionalità) e si sentono dire cose per molti inconcepibili ma per molti altri ragionevoli (che l’immigrazione si governi costruendo dei muri, che istituzioni internazionali come l’ONU e l’OMS siano dannose o che sparare a un ladro in fuga sia legittimo). Insomma sembrerebbe che si stiano riscrivendo molte delle regole delle nostre società, provocando sommo orrore in alcuni e giubilo in altri.
Se si allarga la prospettiva di qualche secolo, appare evidente che alcune di queste novità vengono dal passato. L’idea che il potere, se legittimato dal popolo, possa essere esercitato in qualsiasi forma senza limiti non è nuova. Che si possa diventare ricchi aldilà di ogni comprensione umana pure non è una novità: Leopoldo II del Belgio era proprietario del Congo – nel senso che era proprio suo personale. Che in politica chi vince prende tutto e manda in galera l’opposizione nella storia è già successo, così come che un presidente non rieletto cerchi di fare la guerra civile. Attenzione: non sto parlando soltanto degli USA, questo è un fenomeno iniziato molto prima del 2016 e del quale Trump mi pare una delle conseguenze.
Sui motivi per cui il mondo va in questa direzione si sono pronunciati in molti migliori di me. Una espressione che mi fa riflettere è quella usata da Vannacci per il titolo del suo libro, il mondo al contrario. Ecco: mentre a chi la pensa come lui il mondo sembrava al contrario, a chi non concorda invece pare rovesciato il suo. Creando un curioso (e a tratti terrificante) capovolgimento di prospettiva: i “progressisti” oggi si battono per conservare il vecchio mondo, mentre i “conservatori” invocano il superamento di certe posizioni (per esempio sull’ambiente o sui diritti) riscrivendo le regole in nome di qualcosa che definiscono progresso. Infatti non mi pare che, a parte certi slogan, si voglia tornare al passato: qui l’idea è di fare un mondo nuovo, coniugando credenze antiche e metodi (di persuasione e controllo della popolazione, di legislazione sul lavoro, la giustizia, la forma dello stato, e via dicendo) ultramoderni e distopici (per molti). Un paradosso inquietante per chi come me ha sempre avuto una posizione critica nei confronti del mondo come gli appariva fin da ragazzo. Quello scenario però, malgrado l’opposizione di molti, sembrava inevitabile nel bene e nel male: capitalismo spinto ma anche diritti, disuguaglianze evidenti che però la società cercava di appianare attraverso il welfare e la sanità pubblica, l’idea di includere tutte le differenze in un mondo che appariva evolversi in una certa direzione che per molti era scontata, forse solo una questione di tempo. E invece si riapre la battaglia per il diritto di manifestare dissenso.
La cultura Pop, nelle sue molte espressioni dall’underground in su, è spesso stata una delle voci di chi chiedeva cambiamenti, quasi sempre in una direzione “progressista”. Tutte le cause sostenute dagli artisti, italiani e non, sono sempre andate in quella direzione, dalla guerra ai diritti fino all’ecologia. Oggi tra di loro c’è un certo spaesamento: qualcuno (specie tra i più affermati) si oppone al nuovo che avanza ma in generale c’è cautela – comprensibilmente. Se, come pare, il mondo (inclusi molti dei loro fan) sta andando in una certa direzione, forse sarebbe prudente capire l’andazzo prima di esporsi. Uno scenario possibile è che delle idee, per esempio quella di una società multiculturale inclusiva, diventino scorrette. D’altronde oggi certe opinioni fino a ieri considerate scorrettissime, censurate e marginalizzate, oggi vengono affermate con baldanza: si può essere omofobi, razzisti o sessisti, idolatrare chi ammassa immensi capitali con qualsiasi mezzo (pagando i propri dipendenti il minimo indispensabile), invocare la pena di morte per il borseggio e ammirare chi usa il potere per vendicarsi. A quando la prima canzone che loda l’uso del Taser o plaude alla teoria della remigrazione?
Il mio dilemma è semplice e terribile. Non ho mai amato lo status quo, non ho mai pensato che il sistema geo-politico-economico sviluppato dopo il 1945 avrebbe prodotto un mondo migliore, ho contestato molte delle sue manifestazioni e ho fortemente sperato di vederlo tramontare. Questo crepuscolo però si sta rivelando insieme strabiliante e micidiale. Crollano certe convenzioni, altre vacillano, gli alleati ci minacciano, si restringono le norme su quello che si può fare e dire, si corre al riarmo. La mia sincera speranza? Che questo articolo invecchi malissimo e tra qualche tempo diventi ridicolo.