C’è un’abitudine tutta italiana che proprio non mi piace, e ogni volta che la noto mi innervosisce; un buon esempio è Vespa: quando Prodi stava per essere eletto, nel 2006, disse velatamente che non era detto che Vespa sarebbe rimasto in Tv a vita. Sono infatti notissime, e plateali, le preferenze del Bruno verso il Silvio – dal contratto con gli italiani in giù. Poi si fanno le elezioni, Vespa resta dove stava e i politici continuano a fare la fila per andarci, come se niente fosse. E, a domanda, risponderebbero: “Questo c’è, non ci piace ma bisogna andarci: l’alternativa è non comunicare coi nostri elettori.”
Adesso sta succedendo la stessa cosa con il cinema. Com’è noto l’unico programma Tv che ne parla è Cinematografo (nastro di platino per la fantasia del nome), condotto da Gigi Marzullo. Che di cinema sembrerebbe non capire una mazza; infatti si circonda di critici, attori e registi ai quali porge le sue micidiali domande. E quelli (che in realtà sono degli snob inveterati) pernottano dal Gigi e gli rispondono gongolanti: immagino che pure loro debbano comunicare col proprio pubblico.
Il cinema in Italia è alla frutta (anche per via del doppiaggio), e Marzullo non gli ci voleva proprio. Detto questo, andrebbe anche ricordato a questi raffinati intellettuali marzullati che se Il medium è il messaggio, allora non sono loro che elevano il Gigi, ma è lui che trascina i loro raffinati e coltissimi gusti cinefili nel suo gorgo di medietà.

