Il Pop ha dei luoghi sonori ricorrenti, delle canzoni che diventano un linguaggio comune. Ci sono molti esempi, da Johnny B Good (di Chuck Berry) a Knocking on heaven’s door (di Bob Dylan). Ce n’è una minore che magari non tutti conoscono; si chiama Smokestack lighting (letteralmente Fulmini dalla ciminiera, un riferimento ai treni a vapore nella notte) ed è di un grandissimo, Howlin’ Wolf (Chester Burnett), che l’ha registrata nel ’56.
Successivamente il brano è stato coverizzato da un milione di persone, tra cui (i link aprono i video delle loro versioni su Youtube) “The Rolling Stones, The Yardbirds, The Animals, The Grateful Dead, Bob Dylan, The Who, The Electric Prunes, Lynyrd Skynyrd, Soundgarden, Quicksilver Messenger Service, Aerosmith e George Thorogood. Susie Q dei Creedence Clearwater Revival usa il riff di questo brano” (da Wikipedia).
Ma nessuna versione vale quelle di Howlin’ Wolf, e tra tutte spicca quella registrata dal vivo all’ American Folk-Blues Festival del 1964 a Brema, in Germania: epocale.
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PS: Paolo mi segnala questo video di It serves me right to suffer di John Lee hooker, che è commovente – ma non bello come altre sue versioni di questo immortale brano di dolore sensato.

