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A gambe levate

Posted on April 15, 2008April 15, 2008 by SM

stmrllr.jpgVorrei dire una cosa dura e controversa, una volta tanto sapendo di farlo (che di solito mi sgorgano spontanee, e spesso non me ne rendo conto). Quando, alcuni mesi fa, ho annunciato di voler spostare il baricentro linguistico del mio lavoro sull’inglese, e la mia residenza altrove, ho ricevuto molti commenti. Alcuni di solidarietà, altri più delusi, quasi come se abbandonassi una battaglia.

Bene, oggi io penso che per chiunque faccia un lavoro anche solo minimamente creativo, emigrare sia diventato un dovere, una condizione non così diversa da quella del rifugiato politico, o del profugo. Non so se il messaggio ci potrà arrivare più chiaro di così: qui è finita, the end, chiuso. Questo paese è aldilà di ogni possibile rimedio, e chiunque pratichi la diversità (in campo umano, professionale, creativo) verrà inesorabilmente spianato con lo schiacciasassi. Quindi andarsene non è soltanto un dovere verso se stessi, verso le proprie capacità e potenzialità, ma oggi è una dichiarazione di orgoglio, una mossa da rivendicare. E non c’entra Veltroni: se avesse vinto lui, ma con questa legge elettorale e quindi questo parlamento, il discorso sarebbe lo stesso.

Non è una fuga: è la presa d’atto che questo paese, a differenza di molti altri, ha scelto la barbarie, la rozzezza e la bruttezza. E’ con la fronte alta che bisogna andarsene, sbattendo la porta e assicurandosi che sia ben chiusa. Non gli serviamo, non ci servono, sono orrendi, manco fingono di rappresentarci più: basta.

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11 thoughts on “A gambe levate”

  1. Shandy says:
    April 15, 2008 at 10:20 pm

    Basta con la superiorità antropologica di sinistra

  2. ste says:
    April 15, 2008 at 11:13 pm

    Ciao Sergio,
    lasciando perdere il commento del disturbato qua sopra, provo a elaborare un po’ di più. (Sono quel rompicoglioni che ti ha scritto qualche volta e che è espatriato in Francia). Sono partito da circa 8 mesi e non ho nessuna intenzione di rientrare, ma ho sentimenti contrastanti nei confronti della mia scelta: non potevo fare altro, ma un po’ me ne vergogno, specie con gli amici lasciati indietro.
    Ma il vero punto è il tuo post: davvero peso, a mio avviso. Non dico criticabile o scorretto, solo molto peso. Mi viene da dire che saranno i posteri a dire se avevi ragione oppure no. Cioè è dura mettere giù un pensiero del genere quando sarà solo il tempo a darti ragione.
    Ad ogni modo, in una qualunque scuola di business ti apprezzerebbero moltissimo: take a clear stand and stick to it!
    Stammi bene, à la prochaine.

    P,S.: ma torni in Olanda? Scommetto che è per via dei The Ex…

  3. SM says:
    April 15, 2008 at 11:50 pm

    Purtroppo, Shandy, hai letto male. Rimpiango la scomparsa delle idee, anche quelle di destra.

    Grazie Ste, e non ti vergognare. Stai facendo la cosa giusta, non per il futuro ma per il presente. Non ci hai lasciati indietro, siamo noi che ci siamo attardati.

  4. latavia tovarich says:
    April 16, 2008 at 12:06 am

    sì sono d’accordo. continuo a ripensare a questo da ieri notte. ora basta. basta agli amici emigrati in spagna, in inghilterra, in francia, in olanda, in norvegia, in finlandia, in germania che mi invitano ai loro matrimoni gay, e io qui ancora discutere di laicità con zombiecerebrali. basta fare la damigella. io parto. e mi porto dietro il mio immaginario. peggio per voi.

  5. armando says:
    April 16, 2008 at 9:10 am

    Carissimo Sergio, comprendo perfettamente le ragioni della tua scelta che, peraltro, vai maturando da tempo.
    Se non avessi la pesante età che mi ritrovo, forse, farei come te. L’Italia è invivibile. E ho ammirato la tua frase:
    “Rimpiango la scomparsa delle idee, anche quelle di destra”. Proprio così!
    I risultati elettorali recenti dimostrano che il nostro paese è berlusconico prima di berlusconi. Questa che ora vediamo è la versione moderna di quella che Gobetti, riferendosi al fascismo, definì “l’autobiografia di una nazione”. Avesse vinto la sinistra probabilmente le cose non sarebbero tanto diverse, ma siccome al mondo mai esistono 2 cose una uguale all’altra, si può convenire, credo, che ora ci aspetta qualcosa perfino di peggio.
    Mi va di citare una frase di Beckett: “Quando si è nella merda fino al collo, non resta che mettersi a cantare”.
    Per quanto mi riguarda, ci provo ma non so se ci riuscirò.
    Per quanto ti riguarda, sappi che in molti ti vogliamo bene.

  6. yossip S. says:
    April 16, 2008 at 9:58 am

    ma perche´ me ne devo andare sempre io? quando tocca agli altri?
    Ti piace il federalismo fiscale? vai in svizzera! Gradisci il libero mercato selvaggio? accendi un mutuo in Idaho! Ti inquietano gli immigrati? Rostock e´ la tua citta´!
    Que viva la deportacion!
    dalla Georgia con furore.

  7. soundingnew says:
    April 16, 2008 at 4:12 pm

    riporto un brano tratto da una risposta data dai Wu ming ad un “cervello in fuga” (pre elezioni) che trovo calzante:

    “Bisogna vedere la fuga all’estero non solo come opportunità individuale, ma come possibilità di creare ponti tra i due paesi. Chiaramente io non ti posso dare consigli precisi, perché non so quali reti sociali e amicali tu avessi/abbia ancora in Italia, né so quali reti ti creerai a Parigi. Se in Italia facevi/fai parte di un’associazione di qualunque tipo (volontariato, cultura, Pro loco, sindacato, donatori del sangue, qualunque cosa), quando ti sarai assestato prova a spremerti le meningi per capire come la tua presenza in Francia possa essere un “valore aggiunto”. E anche nell’altro senso: fai conoscere in Francia quel che vale la pena far conoscere dell’Italia altra, quella non provinciale né tribale.”

    (http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap21_VIIIa.htm)

  8. Luca says:
    April 17, 2008 at 5:45 am

    Come uno che sta fuori da ormai piu’ di meta’ della sua vita mi sento di secondare il sentimento di ste dalla Francia sull’ambivalenza congenita che e’ lo stato naturale dell’emigrato; costretto in permanenza all’irriconciliabile confronto fra il paese d’origine e quello adottivo. Nel caso specifico dell’italiano all’estero ci si abitua a coniugare una vaga saudage con la repulsione per una realta’ che non perde occasione di dimostrare la saggezza della tua decisione di andartene.

    Gli ultimi risultati elettorali ne sono stati forse la dimostrazione piu’ clamorosa che io ricordi, il definitivo trionfo della repellente “stessezza” di cui parli tu. Dopo il mezzo secolo democristiano, il regimetto socialista, l’illusione di mani pulite, l’aborto della seconda repubblica, invece di punire la classe politica, una specie di resa incondizionale, perdipiu’ plebiscitaria.

    Non vorrei apparire melodrammatico, ne e’ italiano il monopolio dei rovesci politici, 8 anni di Bush direi ci hanno inoculato piuttosto bene, ma la situazione italiana e’ se possibile piu’ gretta, per la sua dimensione sistemica e culturale: equivale all’accettazione consenziente di una popolazione di uno status quo dimostratamente improponibile, del relativo immobilismo della mente, e anzi della clamorosa regressione nella sudditanza ad un nazionalpopulismo senza uguali.

    Garantisce cioe’ la vittoria del clientelismo e dell’inciucio endemico e conferma che avranno sempre la meglio sull’iniziativa e sulla creativita’ ….

    In breve ti capisco.

  9. giandomenico says:
    April 17, 2008 at 9:32 pm

    la situazione italiana è descritta perfettamente in una frase di qualcuno (non ricordo chi) che commentava l’avvento al potere dei fascisti: “gli italiani stanno scrivendo la propria autobiografia”

  10. gigi says:
    April 18, 2008 at 11:58 am

    X soundingnew
    questo è perchè hai citato i Wu Ming, che pubblicano per Mondadori, loro che si professano di sinistra, ma soprattutto antiberlusconiani tanto da non scrivere mai Berlusconi:
    http://sandronedazieri.nova100.ilsole24ore.com/2007/12/pubblicare-con.html
    http://www.carmillaonline.com/archives/2004/09/000955.html
    e qui chi a mio avviso distrugge completmente questi paraculi, che non sanno rinunciare ai soldi della mondadori e alimentano l’impero berlusconiano:
    http://www.babysnakesgarage.splinder.com/post/15251349
    Citando wu ming:
    “E anche nell’altro senso: fai conoscere in Francia quel che vale la pena far conoscere dell’Italia altra, quella non provinciale né tribale.”
    e visto che ci siamo, un consiglio a chi va in spagna da WM, parlate male dell’Italia e di Berlusconi, ma se vi capita di lavorare a Telecinco, be, si puo sempre chiudere un occhio, ma aprire il portafogli… con questa gente non si cambia mai il paese, ecco perchè medito di andarmene in spagna, non prima di aver imparato lo spagnolo.

  11. Gerjka says:
    April 30, 2008 at 5:50 pm

    Ciao, sono appena tornata con il mio compagno da un mese di Barcellona e due e mezzo di Messico, sono pienamente daccordo con te e mi stupisco di quanto qui in Italia si minimizzi su tutto, tutto sembra uguale, niente sembra importante. Penso che si debba stare dove si puo’ fare quello che si ama.

Comments are closed.

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