L’ho vista l’altra sera in televisione mentre sosteneva che la satira contro il Papa sarebbe vigliacca, e la prova sarebbe che l’umorismo italiano non si rivolge mai contro l’Islam (a sua detta forte e minaccioso) ma solo contro il Vaticano, più tollerante. Mi permetta di dissentire. Da modesto praticante dell’umorismo, e a volte anche della satira, posso dirle che oggetto del mio dileggio sono sempre entità, persone o istituzioni delle quali sono, o sono stato, vittima. Personalmente ritengo di essere stato danneggiato dalla cultura cattolica diffusa che permea la vita del mio paese, e quindi pienamente autorizzato a ridere dei suoi rappresentanti – e talvolta a condannarne le idee. Personalmente non ho niente contro l’Islam, che non mi ha mai dato fastidio. Non essendone stato vittima non ho nulla da rimproverargli, e quindi niente su cui fare satira. Dovrei farne solo per dimostrare che non ne ho paura? Mi pare un pessimo motivo di satira. Ma non la biasimo: basta sentirla parlare per capire che l’umorismo non è il suo mestiere. Ritengo che ognuno dovrebbe limitarsi a sfottere quello che gli appartiene, che conosce; ecco perché ho trovato le famose vignette danesi offensive nel metodo, e invece l’imitazione di Crozza giusta e propria. Semmai il fatto che non esista della satira religiosa nei paesi musulmani, mentre da noi è accettata, potrebbe dimostrare la tolleranza e civiltà dei nostri costumi. Il mio sospetto invece, corroborato dalle sue parole (lei è, lo ricordo ai miei lettori, un arabo cristiano – se non sbaglio), è che voi religiosi siate tutti uguali e che l’umorismo vi stia antipatico, a Teheran come a Roma.
Grazie dell’attenzione
SM

