E sul più bello arriva Ray Charles, si piazza all’incrocio tra country, blues, big band e gospel, prende una canzoncina graziosa e sentimentale e la trasforma nella fine del mondo. Mentre lo fa muove il corpo, e specialmente le gambe, come se effettivamente stesse terminando l’universo – e canta come farebbe Dio se sapesse cantare (oltre a esistere, naturalmente). E allora gli perdoni tutto: la big band molle (che lui pagava proverbialmente pochissimo), il piano col pitch bend, la giacca fulminante (segno evidente della sua non vedenza). E ci credi: still crazy, dopotutto. Ecco un’altra canzone che ha più senso se hai una certa età.

