Quella di Leadbelly (Huddy William Ledbetter, 1888 – 1949) è una delle storie sublimi e notissime della musica afro-americana; potete approfondire qui, qui e qui. Quello che non sapevo è che negli anni ’40 lo Smithsonian Institute registrò una sua session di canzoni per bambini, completa di pubblico infantile (bianco e biondo, si direbbe dalle foto) che interagiva col cantante, facendo domande, richieste e commenti – ai quali il vecchio bluesman rispondeva con un tono tra il vecchio saggio e il maggiordomo: in quegli anni negli USA c’era ancora la segregazione.

Scelta assai ardita, e molto avanti, quella dello Smithsonian:
Nel 1916 Huddie si trova in cella [per porto d’armi abusivo, ndr], la prigione viene assaltata e lui si rende protagonista di una fuga. Trascorre i due anni successivi sotto lo pseudonimo di Walter Boyd. In seguito viene anche riconosciuto colpevole di omicidio a seguito di una rissa, e viene condannato a 30 anni di reclusione da scontare tramite il lavoro coatto presso il penitenziario di Huntsville. Viene rilasciato dopo sette anni, su gesto di clemenza del governatore che aveva ascoltato una sua canzone. Nel 1930 viene nuovamente arrestato per rissa; dopo un processo sommario viene condannato per tentato omicidio, e rinchiuso nel Penitenziario di Stato della Louisiana. Qui, nel luglio 1933, Huddie incontra John A. Lomax, etnomusicologo, e suo figlio Alan col quale viaggiava il sud per conto della Library of Congress per raccogliere e registrare le ballate tradizionali folk, tramandate fino ad allora solo per via orale. (da Wikipedia)

