L’altro giorno sono andato alla Centrale Mobilità di Milano per compiere un passo importante: accedere al servizio di Car Sharing dell’ATM (l’azienda dei trasporti milanese). Naturalmente ne parlerò quando sarà (dovrebbe arrivarmi un magico plico entro la prossima settimana), ma già l’inizio ha avuto un momento buffo – e non solo.
Entro in questa stanza e vengo accolto da due gentilissimi guaglioni evidentemente appartenenti a Legambiente (che credo gestisca il servizio). Compiliamo la modulistica, si chiacchiera un po’ e arriva è il momento di pagare. L’abbonamento annuale costa 120 euro – con sconto del 50% agli abbonati ATM e ai soci di Legambiente, costo della tessera 30 euro. A quel punto i due giovani mi comunicano la bella, sebbene ovvia, notizia: “Associandosi risparmierebbe 30 euro”. E mi mettono in mano la brochure con le convenzioni di questa associazione.
Ci rifletto un istante, e in quell’attimo mi passa davanti l’idea di appartenere a Legambiente; mi sovviene il pensiero che ogni volta che il suo presidente onorario Ermete Realacci prenderà la parola non solo lo farà a mio nome, ma io mi sentirò investito (in alcuni casi forse anche letteralmente) dalle sue parole, in quanto associato. Ogni volta che Legambiente promuoverà un’iniziativa, lo farà anche forte del gran numero di suoi associati tra cui ci sarei anche io, che non volevo farne parte ma solo accedere a un servizio che mi pare sensato.
Ecco: in quel momento ho capito esattamente cos’è per me il lusso. E’ di poter dire a Legambiente:
Cara Legambiente,
trovo i tuoi metodi per ramazzare associati davvero brutti, in quanto non basati sul legittimo desiderio dei cittadini di appartenerti ma facendo leva su un meccanismo bieco: il risparmio (e manco piccolo). Siccome non solo ho smesso di essere di sinistra, ma ti confesso che le tue ultime sortite non mi sono piaciute per niente – e quest’ultima di cui ti parlo qui sopra mi ha definitivamente convinto che non mi piaci, ho deciso di concedermi un piccolo lusso, equivalente di una cena al ristorante. Ho deciso di spendere 30 euro per NON diventare tuo associato. Non solo, ma da oggi ho una ragione in più per non amare il tuo stile, e ogni volta che vedrò il torvo faccione di Realacci dire qualcosa su cui discordo (tipo dare la sua solidarietà a Striscia la Notizia), mi ricorderò che disfarmi di te m’è costato 30 euro. E ne sarò fottutamente fiero.

