Da molte parti, anche sulla stampa internazionale, si dà grande risalto alla nuova posizione del Vaticano sull’uso dei profilattici – espressa dal Papa in un libro intervista. Dopo aver deplorato quella che lui chiama “banalizzazione della sessualità”, attuata anche con l’adozione di anticoncezionali, aggiunge:
Vi possono essere singoli casi giustificati, ad esempio quando una prostituta utilizza un profilattico, e questo può essere il primo passo verso una moralizzazione, un primo atto di responsabilità per sviluppare di nuovo la consapevolezza del fatto che non tutto è permesso e che non si può far tutto ciò che si vuole.
Bella capriola, non c’è che dire: il bello del preservativo è che suggerisce l’idea che non tutto sia permesso. Ma gliela passo, perché c’è un’altra cosa che mi colpisce: il ritmo del cambiamento delle idee dei cattolici. Con l’astronomia ci sono voluti 500 anni perché cambiassero idea sul moto dei pianeti e si scusassero con Galileo Galilei. Anche la questione della pedofilia ha richiesto secoli per essere ammessa, e solo dopo combattuta. Con la prevenzione dell’AIDS le cose sono andate leggermente meglio: di anni ce ne sono voluti solo 27. Ecco quindi una possibile tabella di marcia per i successivi progressi papali:
2180: La chiesa comprende il concetto di “ripensamento” e ammette i divorziati alla comunione.
2307: Uno speciale concilio scopre con sgomento il dramma di una gravidanza a seguito di violenza sessuale, e giustifica l’aborto dopo uno stupro.
2598: Nel corso di pulizie speciali viene rinvenuto l’immenso tesoro vaticano (inclusi gli anelloni con pietrazze che adornano le dita di Ratzinger e della sua posse) e papa Piersilvio XXXVII, mortificato dall’idea di una chiesa addobbata d’oro mentre nel mondo si crepa di fame, lo devolve ai poveri del pianeta.
Insomma: essere dei cattolici sarà un’esperienza umana e intellettuale meravigliosa e coerente – ma solo nel 37.978.

