
Ancora sulla questione Nutella – che naturalmente è stracolma di spunti fantastici. La questione, adesso s’è capito, riguarda un “pacchetto di norme sull’etichettatura dei valori nutrizionali sui prodotti alimentari”. L’idea della UE è semplice: i prodotti che contengono alte percentuali di materie prime nocive alla salute devono scriverlo sull’etichetta – e dirlo nella reclàme. Mi pare il minimo, considerato che per scoprire che solo di zucchero la Nutella ne ha oltre il 55% (e il 31% di grassi) devo andare a leggere le informazioni nutrizionali – non gli ingredienti. E mi chiedo: qual’è la dose media giornaliera di Nutella oltre la quale rischio obesità, diabete e problemi di pressione? Non si sa.
Naturalmente la Ferrero si ribella, e così anche la classe politica, che invece di difendere noi dall’avidità, difende la Ferrero da noi. Dice il Ministro delle Politiche Agricole Galan: “Proprio ieri pomeriggio ho scritto una lettera a Bruxelles per segnalare che forse era stata fatta una corbelleria. Per quanto riguarda la Nutella – ha detto Galan – io sono ottimista e non credo che si possa perpetrare danni, non solo ad una grandissima azienda orgoglio nazionale, ma anche a milioni di consumatori che nella Nutella hanno trovato perfino motivi di felicità”.
Spaventoso, e di un’ignoranza abissale. L’obesità e i disturbi alimentari hanno certamente a che fare col rapporto che uno ha con la felicità. Però se uno cerca la felicità dentro un barattolo di Nutella costui va aiutato, sostenuto, avviato a un percorso di recupero.
Anche Coldiretti dice la sua: “L’atteggiamento del Parlamento europeo sull’ etichettatura degli alimenti ha del parossistico con l’aggiunta di informazioni nutrizionali del tutto inutili che rischiano di danneggiare una filiera agroindustriale simbolo del Made in Italy nel mondo.”
Capito? Chi se ne fotte dei consumatori, dell’obesità infantile, delle informazioni ai consumatori, della felicità disponibile in comode confezioni da asporto. E’ la filiera che conta, il maledetto Made in Italy. Mi chiedo se i contadini afghani produttori di Oppio non potrebbero riciclare queste parole: quanti milioni di consumatori negli ultimi 1000 anni hanno trovato motivi di felicità, o quantomeno momenti di consolazione, fumando questo prodotto agroindustriale simbolo del Made in Afghanistan nel mondo?

