Quando mi chiedono qual’è il mio programma tv preferito rispondo sempre The Daily Show di Jon Stewart (che è bravo, ha dei tempi comici favolosi e si avvantaggia di un’atmosfera di libertà che gli consente di dire praticamente qualsiasi cosa). Potete guardarlo ogni giorno sul sito (lo show del giorno prima, che va in onda, pre-registrato nel pomeriggio, alle 11 pm – ora di New York), con pochissima pubblicità e una qualità assai migliore di quella della mia televisione (il gioco di parole è voluto).
Questo sembra normalissimo a tutti tranne a Franco Bernabè, ad di Telecom Italia, che il 13 maggio scorso ha dichiarato: “Le risorse di Telecom Italia sono impegnate per il 50% da Emule e da Bittorrent e per il 20% da Youtube. Il che significa che il 70% delle nostre risorse di rete è impegnato dal download, in gran parte illegale, di contenuti video e audio.”
Un’analisi che definire grossolana e male informata è generoso. Cosa fanno i portaborse di Bernabè? Non gli passano le analisi, i trend, le opinioni illustrissime che da almeno un decennio arricchiscono il dibattito su questi temi? Non gli hanno suggerito che essendo Youtube di Google è quantomeno bizzarro che chi possiede eventuali presunti diritti non gli faccia causa? Non gli hanno mostrato il banner per l’acquisto del brano che stai ascoltando su Youtube? Non gli hanno mai parlato della new economy – o dell’Ipad?
E, nella fattispecie, evidentemente non si è chiesto come mai Comedy Central metta gratis, in streaming su Internet (come Youtube) le puntate del Daily Show, del favoloso Report di Steven Colbert e di South Park. Sarà un caso di auto-pirateria? Di masochismo del copyright? O invece di miopia del boss di una telecom ex monopolista che, avendo ancora la maggioranza dei clienti in Italia, pensa di poter vivere come in un perenne, assurdo 1992 e dire cose di questo genere?

