Da qualche tempo, per ragioni che comprendo in parte (tipo il web) ma anche per altre per me completamente esotiche (il giornale di ieri a casa mia serve per incartarci le uova), Repubblica ha iniziato ad apporre sotto gli articoli e le rubriche, online o viceversa, la dicitura “© riproduzione riservata”. Questo è certamente vero, benché sia noto che esistano le “rassegne stampa”, collezioni di articoli su un argomento specifico. Ne ho una anche io, su di me, che naturalmente riproduco con ardore – abitualmente in fotocopia o in Pdf. Parte della gloria di un giornale quotidiano è sempre stata anche quella di comparire in molte rassegne stampa: devo dedurre che la cosa non li interessi più.
Ma di troppo copyright si può anche morire – di ridicolo, in questo caso. Il riquadro che vedete, tratto da Repubblica di ieri, è la rubrica Breviario di Antonello Caporale – una citazione virgolettata, solitamente buffa di un politico, senza commento. Sotto campeggia il solito disclaimer. Mi chiedo: di chi è il ©? Del quotidiano? Non direi. Semmai è di Gasparri (che non smette mai di stupirmi, e anche stavolta produce un’immagine esilarante). Gliel’avranno chiesto il permesso quelli di Repubblica? Figurarsi: questo è sacrosanto “diritto di cronaca”. Io amo la stampa libera (a tal punto che leggo quasi solo quella straniera), ma trovo ridicolo un giornale che reclama la propria libertà per poi farne un uso così comicamente, goffamente e anti-modernamente paradossale.


E’ chiaro che non si pongono piu’ di tanto il problema se c’e’ da usare del materiale altrui.
Tipo quando ho ritrovato una foto da me scattata sulla loro home page, a corredo di un pezzo sulla discografia italiana, senza ovviamente che ne sapessi nulla. Naturalmente senza credito.