Tra le mie perversioni musicali preferite c’è James Taylor. Non quello del quartet, bensì l’originale, quello di Fire and Rain, You’ve got a friend, ecc. Che oltre a essere un gran cantante, e uno stupefacente chitarrista, ogni tanto tira fuori delle perle di canzoni – a volte ben imboscate, come in questo caso. 1974: esce il suo quinto album, Walking man, non il suo disco più riuscito benché contenga una hit (la title track). Spersa nella seconda facciata c’è una canzone, Migration, che ha una struttura curiosa: una lunga melodia con un finale a loop, molto misterioso e bluesy, che dice: “Oh Mistery muse, how I hunger for an answer; unsung song, how I long to play the changes. Hidden rhythm, haven’t I always been your dancer? Sacred secrets of the meaning to my dreaming, migration.” (Il testo completo lo trovate qui)
Migration è una mia hit minore da trent’anni, quasi solo per via di questo sontuoso finale (e del suo splendido testo). Che ho sottoposto al solito trattamento eliminando tutto il resto, allungandolo, aggiungendo batterismo e motorizzando a eco la questione. Ovviamente James e la sua casa discografica non ne sanno niente, ma non si innervosiscano: il brano è presentato solo per l’ascolto, in versione per giunta non masterizzata.
[audio:dbmgrtn.mp3]
Dub Migration
James Taylor vs Sergio Messina
contiene un loop dal refill Modulamanopola

