Tra le imponenti figure politico-istituzionali di questa legislatura parlamentare italiana (l’ultima, spero, che avrò la pena di osservare) spiccano due personaggi che hanno qualcosa in comune: la transumanza politica (e forse anche la transumanità). Il primo è un mio vecchio favorito, Capezzone (il nome proprio non lo conosco, e per cortesia non ditemelo), trans politico. Nato imprigionato nel corpo di un radicale, Capezzone si è finalmente liberato di questa identità che non sentiva propria (forse anche perché i radicali non sono entrati in parlamento), diventando quello che è si è sempre sentito di essere: un puntiglioso e antipaticissimo reazionario, degno portavoce di quel tripudio di pluralismo che è Forza Italia.
Anche l’altro è un trans, si chiama Villari (ignoro anche il suo nome, grazie al cielo) ed era nato nel PD. Ma, grazie a un inciucio, si è ritrovato sotto i riflettori come presidente di una cosa importantissima, la Commissione parlamentare per l’indirizzo generale e la vigilanza dei servizi radiotelevisivi, eletto dal centro-destra. Adesso tutti gli stanno dicendo di andarsene (e come rimpiazzo ci sarebbe Sergio Zavoli, che non ho mai amato ma di cui mi fa piacere ricordare il nome proprio) ma niente; l’hanno perfino buttato fuori dal suo partito, ma lui non molla. Il motivo, secondo me, è perfettamente riassunto dall’unica immagine di Villari che i media ci restituiscono, questa:

Solo fino a ieri era un epatologo, magari illustrissimo ma ignoto ai più. Secondo voi adesso lascia? Non credo, salvo a offrirgli il posto di epatologo ufficiale del redivivo Maurizio Costanzo Show (di cui si sentiva tanto la mancanza).
PS: Ripensandoci: e se il vero problema del sistema radio-televisivo italiano fosse al fegato? In questo caso l’elezione di Villari sarebbe un colpo di genio.

