ATM: l’azienda tramviaria milanese è al coma (non vigile, profondo), e il fatto che dei tram si scontrino tra loro più o meno ogni settimana (ripeto: tram, mezzi su rotaia, che viaggiano su rotaie diverse eppure si scontrano) è solo la punta dell’iceberg. Il caos regna sovrano, gli orari non esistono, le linee cambiano percorso senza preavviso (ripeto: gli autobus cambiano strada senza avvisare i passeggeri) e gli autisti ormai, come ripeto da anni, sono una gang cittadina paragonabile ai peggiori Hell’s Angels: maltrattano gli anziani, brutalizzano gli immigrati e, se non ci stai attento, ti becchi due sberle pure tu.
Trenitalia: dopo il mio record personale di 270 minuti di ritardo su un viaggio Roma-Milano (che ne durerebbe 270, portando il totale a 540 – nove ore) giusto ieri, su un viaggetto di 100 minuti ne ho accumulati 33 all’andata e 38 al ritorno. Quello che brucia non sono i ritardi (a memoria di galassia non si ricorda una fase efficiente delle nostre ferrovie) ma il marketing sull’alta velocità: MIlano Bologna in un’ora? Io non ci credo, e non ci crederò nemmeno se e quando succederà. L’ipotesi più probabile mi sembrerà una contrazione spazio-temporale, un’allucinazione o un difetto degli orologi – certo non la puntualità di Trenitalia. Che, a mio modesto avviso, ha una sola chance: diventare Trenisvizzera, licenziare tutti e ripartire da zero, Pol Pot style.
PS: Wikipedia, che raramente delude, la sa lunga sull’ATM.

