Come molti di voi, anche io sono un sognatore (di mondi migliori), e pure io penso che spesso per stimolare i cambiamenti bisogna comportarsi come se fossero già avvenuti. Però questa logica ha un limite evidente e insormontabile: la realtà. A me, per esempio, piacerebbe moltissimo volare. Però so che se mi lancio dalla finestra mi spetescio al suolo, a prescindere da quanto io desideri librarmi nell’aere. Un altro sogno è l’abolizione del denaro. Però evito di mettere in pratica questa idea e uscire dai negozi senza pagare: non si può – ancora.
La stessa logica mi pare che dovrebbe essere applicata da coloro che si ostinano a girare a Milano (che supera la soglia di inquinamento ogni giorno da anni) in bicicletta. Le mie preferite sono le mamme borghesi con bambino sul sellino posteriore, che si sentono così ecologiche e fiche mentre assicurano alla prole un futuro di enfisema (e qualcuno dovrebbe impedirglielo). A Milano i ciclisti (perlopiù neofiti e generalmente incapaci) circolano sulla carreggiata insieme alle auto, non essendoci piste ciclabili. Essi rompono il cazzo a tutti: ai pedoni (spesso obbligati a condividere il marciapiede coi ciclisti, costretti lì dal traffico) e agli automobilisti, ai quali tocca fare attenzione a questi dilettanti del pedale che orgogliosamente sbandano come ubriachi nel traffico in nome della salute (certamente non della loro). La domanda sorge spontanea: cosa suggerisce a queste persone che a Milano si possa circolare in bici? Il fatto che non sia proibito? Non lo vedono che non ha senso? Non si accorgono che pedalando si mangiano etti di polveri sottili, si beccano le bestemmie di tutti gli altri, danno fastidio al mondo e si rovinano la salute? E perché non girano a cavallo, o su un carro trainato da buoi? (Non mi riferisco a quelli che lo fanno per bisogno, che hanno tutta la mia comprensione – e che di solito in bici ci sanno andare)
Su una cosa siamo d’accordo: Milano ha grande bisogno di piste ciclabili (quasi quanto l’uomo necessita di poter volare) e bisogna battersi perché vengano costruite. Purtroppo però NON CI SONO ANCORA. Ci vuole tanto a capirlo? O ti basta desiderare di sederti perché ti si materializzi sotto al culo una sedia?
Dice Elio (che nelle canzoni ha quasi sempre ragione): “Nel 100.000 l’uomo si sarà evoluto ed avrà fatto tutto, la natura si sarà rimboschita un po’ e volare non sarà un problema.” Nemmeno andare in bici sui viali, proprio al centro della carreggiata.


Insomma, andare in bici senza essere investiti è come mettersi in minigonna e pretendere di non essere aggredite.
E’ un messaggio di disponibilità: “fate del mio corpo ciò che volete”.
Fortuna che c’è l’attenuante per quelli che lo fanno per necessità, perché la bici, si sa, è una roba da poveri sfigati, gente che pedala nonostante ci sia qualche stronzo in giro.