Scrivevo solo qualche giorno fà di quanto poco mi interessino le feste comandate e di quanto invece mi fa piacere che siano lavorative – un punto di vista certamente eccentrico, considerando anche questo titolo del Corriere.it di qualche giorno dopo:
Ora, io capisco e rispetto un’opinione diversa dalla mia, non sottovaluto l’esigenza di una titolazione che vada incontro ai gusti del pubblico e comprendo le necessità di sintesi di un titolo giornalistico. Però detta così parrebbe che:
• Qualcuno abbia proposto di abolire queste date dal calendario.
• Primo Maggio, Venticinque Aprile e Due Giugno siano tre alpinisti rimasti bloccati per giorni dal maltempo sul Cervino.
Invece semplicemente si conferma la mia teoria: si, va bene la crisi, è vero che ogni giornata lavorativa incide sul PIL e il nostro debito pubblico è immenso. Però il primo Maggio si va fuoriporta, eccheccazzo.

