E’ un po’ triste vedere in Tv gli amministratori dei piccoli comuni opporsi all’accorpamento con centri più grandi; quasi quanto sarebbe vedere i presidenti delle province battersi contro la loro abolizione (e qualcuno s’è visto). Però in fondo li capisco: per i deputati giù (o su) a Roma non cambia nulla, stesse indennità e previlegi medievali, forse qualche riduzione ma sempre dalla prossima legislatura (come se gli oltre 90.000 nuovi disoccupati del 2011 non avessero invece perso il lavoro senza preavviso) e mai retroattivo (per esempio abbassare la pensione alle migliaia di deputati che l’hanno maturata con una sola legislatura). Il ragionamento è semplice: “Cazzo: ci ho messo una vita a conquistare questa poltrona. Finalmente adesso potevo trovare un lavoro a mia suocera, a sua sorella, alla sua massaggiatrice e a due strappone che mi sollazzano – e tu mi abolisci la carica?”
La domanda sorge spontanea: chissà se quelli che protestano perché si pensa di spostare il 25 aprile o il 1° maggio alla domenica successiva (quindi non di abolirle) pagano tutte le tasse come dovrebbero? Lo rilasciano lo scontrino fiscale? Il loro permesso auto per disabili è lecito? Perché altrimenti sarebbero degli ipocriti di merda, tra le cause dello sfascio economico in corso, rapinatori della collettività che – come se non bastasse – reclamano le loro vacanze extra. Personalmente sono sempre stato contrario alle vacanze obbligate, nella vita ne ho fatte pochissime e tendenzialmente preferisco lavorare. Il 25 aprile posso festeggiarlo tranquillamente lavorando (non ho l’abitudine di andare a parate, deposizioni di corone e altre occasioni care a La Russa), e celebrare la Liberazione mentre produco. In fondo lo faccio (come chiunque) per il mio compleanno, e perfino nel giorno in cui ricorre la morte di persone a me carissime. Come si può pensare che non si possano celebrare il 25 aprile (del quale pochi sanno dire qualcosa oltre a “La Liberazione”) e il 1° maggio (di cui quasi nessuno sa nulla, se non che è la Festa dei lavoratori) andando a lavorare? La verità, orribile, è un’altra: a questa gente della liberazione o del lavoro non gliene fotte niente. Le feste servono a tutt’altro che a ricordare qualcosa, e se cadono di venerdì o lunedì è molto meglio.


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