Quando si parla di Tv e web, e qualcuno dice “io ormai non guardo più i programmi in televisione ma solo su internet”, la mia obiezione è sempre la stessa: sulla rete guardo soltanto cose che mi piacciono, mentre in tv perlopiù guardo cose che non mi piacciono. Sarò masochista? Per niente, anzi. E’ che mi piace moltissimo guardare ciò che mi fa orrore (o semplicemente che discorda con me), quasi quanto guardare cose che mi piacciono. Trovo sul New York Times di stamattina un ottimo articolo che parla di una sindrome simile: quella della rete che ci mostra risultati (ad esempio Google ma non solo) in base ai nostri gusti, alle scelte passate. La cosa è diventata talmente pervasiva che, facendo ricerche su argomenti sensibili (come l’aborto o la religione) si ottengono risultati proprio diversi da computer a computer – cioè da persona a persona. In soldoni: se Amazon anticipa i miei gusti e mi suggerisce soltanto libri adatti a me, non c’è il rischio (io direi la certezza) che le mie opinioni vengano rafforzate all’infinito, senza contraddittorio? Il titolo del pezzo, adattissimo, è The Trouble With the Echo Chamber Online.
Colgo l’occasione per menzionare, ricordare, celebrare Gil Scott-Heron, scomparso qualche giorno fa: se non ci fosse stato lui a fare quello che faceva, poi non ci saremmo stati noi a fare quello che facciamo (piccola soddisfazione: questa stessa frase l’ho detta a John Giorno dopo un suo fantastico reading in Conchetta a Milano).

