Ripensando al post di ieri sul Berlusconismo e le donne, volevo anche menzionare una categoria di persone femmina a cui voglio particolarmente bene, proprio nell’ottica del discorso che si faceva ieri: le mie studenti donne – o studentesse, che non è una bella parola, anche foneticamente. Giovani fanciulle (intorno ai 19 o un po’ più grandi, proprio come Ruby e le altre), alcune molto sveglie e informate (diciamo non meno della Minetti o della Tommasi, da quello che ho capito dalle interviste), a volte incredibilmente graziose (di un altro genere rispetto alle pupe Mediaset, ma non di meno), che hanno scelto di studiare, a volte con furia e impegno, video, media o sound design, illustrazione, grafica, fotografia, animazione, ecc. Pur sapendo – perché non è che glielo nascondiamo – che non sarà semplice lavorare una volta diplomate, e che dovranno sudare molto, semmai volessero affermare un proprio stile e linguaggio. Loro (come anche i maschi) lo sanno ma non si spaventano – giustamente. Ne’ ipotizzano scorciatoie Leremoresche, mi sembra. Anzi, tutta questa storia fa loro naturalmente orrore. Nella mia esperienza c’è una gran quantità di persone giovani di questo genere ancora in circolazione in Italia. Mi sembrano l’unica speranza che ci resta.

