Ne ho parlato assai spesso, e qualche volta anche qui: suono la chitarra da sempre (intendendo con sempre un periodo di oltre 40 anni) e, da quando ho ripreso (2002), il genere che più mi piace suonare è il country. Ora, io lo so che quando si dice country, specie in Italia, si pensa immediatamente a canzoni di cow boy, a bifolchi americani col mandolino che cantano del loro cavallo (o di quant’è bello il Texas). Questo è certamente vero per alcune incarnazioni del genere – e in special modo il sottogenere Western. Invece la musica country, specie nel suo sopragenere Folk, è ricca di mille sorprese. Un buon esempio è Tennessee Waltz, una semplicissima canzone scritta e inizialmente interpretata da Redd Stewart e Pee Wee King nel 1947, ma che raggiunse l’apice della popolarità nella versione di Patti Page del 1950.

Esistono alcuni milioni di versioni di Tennessee Waltz (1.980 solo su Youtube), e ognuna ha qualcosa di speciale: quella di Leonard Cohen (piuttosto standard), quella di Norah Jones e Bonnie Raitt (graziosamente bluesy), e poi quelle di Elvis, di Hank Williams e perfino di Sam Cooke. Per me sono tutte belle, ma nessuna batte la mia favorita – quella di Eva Cassidy. La quale non solo riporta il brano al suo senso profondo e spiacevole (una classica e triste vicenda di tradimento amoroso tra amici) ma lo ri-armonizza (operazione fatta anche da Norah Jones ma con esiti meno potenti, benché elegantissimi) facendolo diventare una specie di ballata alla Ray Charles, dove scompare il sapore della prateria e invece trionfa una malinconia blues, universale e cosmica, che devasta l’anima – almeno a me.
(I link puntano alle varie versioni, tutte su Youtube)
PS: Per i più musicalmente nerd, la variazione armonica che fa la Cassidy è semplice ma micidiale: cambia i La minore in maggiore (e quindi anche la melodia), dandogli una piega blues davvero efficace.

