Scusate, ma io adoro le canzoni tristi. Anzi, a pensarci bene le canzoni allegre che mi piacciono sono pochissime: mi vengono in mente Ladies’ night, Sex Machine, One Man Dog e poche altre (perfino la dance mi piace triste). D’altronde le canzoni tristi sono quelle vere, sentite, potenti. E di solito sono cantate da uomini e riguardano donne e amore finito, o andato a male. Le canzoni tristi delle donne sono diverse; alcune sono stupefacenti (come Almeno tu nell’universo) ma solitamente le trovo abbastanza banali (la noiosa pecoronaggine delle lamentele femminili sugli uomini è il tema di una mia prossima offensiva: la Littizzetto m’ha sfasciato la minchia), mentre quelle degli uomini hanno una qualità per me irresistibile: sono semplici, stupide, irrazionali, spesso ridicole e quasi sempre senza pudore. Lo dice bene Bill LaBounty: “I’ve got no pride today, I didn’t really want to say goodbye”. Questo disperato denudamento dell’anima può risultare stupidissimo o sublime – però a un grado di distanza: il confine è sottile.
Naturalmente le canzoni tristi hanno la loro apoteosi nelle giornate tristi, e vorrei spezzare una lancia a favore della malinconia. Quindi se nella vita siete sempre felici e scacciate prontamente qualsiasi sintomo di uggio, non sapete cosa vi perdete – specialmente quando piove.


chiedo menzione per blue motel room di joni mitchell,
poi mi associo a scatola chiusa all’ offensiva anti littizetto