Siamo alle solite – in molti sensi. Ecco il solito Berlusconi umorista:
“Un ebreo racconta a un suo familiare… Ai tempi dei campi di sterminio un nostro connazionale venne da noi e chiese alla nostra famiglia di nasconderlo, e noi lo accogliemmo. Lo mettemmo in cantina, lo abbiamo curato, però gli abbiamo fatto pagare una diaria… E quanto era, in moneta attuale? Tremila euro… Al mese? No al giorno… Ah, però… Bè, siamo ebrei, e poi ha pagato perchè aveva i soldi, quindi lasciami in pace… Scusa un’ultima domanda… tu pensi che glielo dobbiamo dire che Hitler è morto e che la guerra è finita?… Carina eh?*” (Ascoltalo e guardalo)
Ecco il mio solito commento: come nel caso delle mignotte, dei trans, della cocaina in parlamento, dell’uso dissennato di auto o aerei di stato (Silvio non c’entra, mi riferisco alla nostra classe politica in toto), non c’è reato. Però anche qui si apre uno scenario di squallore psichico, e le mie domande sono sempre le stesse: vi fa ridere? Cosa pensereste di uno che a una cena vi raccontasse questa barzelletta? E se lo facesse vostro figlio?
Quello che mi stupisce sempre non è l’ignoranza (spettacolare) o la mancanza plateale di senso della misura ma la scena: Silvio racconta questa schifezza, tutti i suoi accoliti sbattono le pinnette in adorazione e nessuno ha le palle di dirgli che fa schifo, che è offensiva, o nella migliore delle ipotesi di una tristezza mortaccina senza fine. Essendo lui tra l’altro anche il capo di governo degli ebrei italiani – che sono italiani quanto e più di me e di voi (essendo qui da oltre duemila anni). Ma questo Silvio non lo sa, non lo ricorda o non gli fa ridere.
* Mai dimenticare questa regola: se sentite il bisogno di dire “Carina eh?” alla fine di una barzelletta, potete anche non dirla: lo sapete da soli che è una merda.

