Una delle vittime, oltre che degli attori, della rivoluzione digitale è certamente la stampa. In atto ormai da diversi anni, il complicato processo va dalla digitalizzazione degli archivi alla creazione di contenuti speciali, multimedia, ecc. fino alla riconfigurazione totale del modello di ricavi. Tanto per dire: in un paese davvero digitale (quindi non l’Italia) ha senso dare ai giornali un finanziamento per la carta, o magari sarebbe più interessante darglielo per i byte? Fattostà che i giornali stanno provandoci davvero (anche perché l’alternativa è sparire), con molte diverse iniziative e modelli economici. Naturalmente l’idea di creare dei contenuti video è piuttosto ovvia: non solo questi sembrano essere assai apprezzati in rete, non solo possono essere guarniti con spot prima e dopo, ma dentro ci possono stare quei giornalisti che passano le loro serate a dare pareri in tv: se la gente li guarda lì, perché non anche su internet?
E’ il caso di Repubblica Tv, presente anche sul digitale terrestre (con un effetto curioso: pare proprio una web tv, però sta in televisone), e di Corriere Tv. Tra i “programmi” di punta di quest’ultima c’è Il Sorpasso, un editoriale video di 4/5 minuti di Pierluigi Battista. Spot, sigla e poi – in gloriosi 480 x 265 pixel – ecco comparire Battista, nella foto. Sudato, male illuminato, vestito come se fosse stato vittima di una sciagura pochi minuti prima, coi capelli residui scompigliati, un po’ a disagio, Battista ci dice la sua. Come in televisione, ma con una piccola differenza: abbandonato a se stesso, Battista (che scrive bene ma non è esattamente Walter Chiari) ha una curva discendente che rende arduo arrivare alla fine del pur breve sorpasso. Lui è un caso eclatante, ma non è il solo. Stanno scoprendo una cosa ovvia: la televisione non è solo sostanza – non può esserlo. L’intervento di Battista (interessante quello di oggi sull’ascesa di Renzo Bossi, da cui è tratto il fotogramma) è preciso nella sostanza ma inesistente (e dannoso, per Battista e per chi lo guarda) da un punto di vista formale, che in tv è piuttosto grave. Insomma, se il futuro è guardare Pigi che suda invece di leggere i suoi eleganti articoli, mi sa che si stava meglio quando si stava peggio.

