Nota a margine delle polemiche sulla Nazionale, su Radio Padania che tifa contro, sull’Inno di Mameli. Sublime stasera in tv la retorica Rai sul giocatore Nord-coreano che ha pianto durante l’inno nazionale del suo paese. Senza fare facili ironie o ipotesi banali sui suoi motivi, registro che:
• Agli italiani la patria gli piace sempre e solo calciante – in tutti gli altri settori la patria può andare a farsi fottere. Questo non è necessariamente un male, benché produca effetti devastanti (tipo l’evasione fiscale). Ma poi sentire la tv commuoversi sull’inno fa ridere, i polli e anche il sottoscritto.
• Detto questo, la nazionale italiana, di quelle che ho visto, è quella che l’ha cantato più a squarciagola – perfino più della Corea del nord. Segno evidente dell’involuzione del paese: qualche anno fa non lo cantavano, come fanno le squadre dei paesi civili; si limitavano a ascoltarlo composti. Vedere dei miliardari intonarlo con tanta foga (e devolvere parte degli eventuali premi alle celebrazioni del 150esimo dell’unità, mentre l’Aquila resta come sta) gela il sangue nelle vene.

