Trovo insieme tragiche e esilaranti le recenti proteste di alcuni giornalisti Rai: secondo il Corriere stamattina Maria Luisa Busi, volto notissimo del Tg1, avrebbe deciso di rinunciare alla conduzione perché “non mi riconosco più nella testata”. Solo ieri Michele Santoro se l’è presa con tutti: “Se volete che resti in Rai dovete dirmelo, voi del centro-sinistra.” Sulla Busi c’è poco da dire: per anni ha letto veline governative, democristianizzato la realtà, collaborato con raccomandati, figli di raccomandati e idraulici di colf di raccomandati e adesso – solo perché le veline non sono più di suo gusto – si ribella? Ma de che?
Anche su Santoro (a cui, se fossi il suo capo, direi di darsi una mossa: il suo programma è sempre uguale – a volte interessante, altre volte sciatto, a tesi, incompleto e approssimativo) ho poco da dire. Dice che lui è la perla della Rai, che lui è sto cazzo mentre gli altri so’ nessuno, che vuole fare le docu-fiction ma glielo impediscono. Certo che se il paragone è Paragone magari Michele ha anche ragione, e che le reazioni raccapriccianti di Vespa e di Beppe Severgnini (un individuo la cui utilità mi sfugge completamente) rendono Santoro perfino simpatico. Però non mi strappo certo i pochi capelli rimasti perché vuole andarsene dall’azienda più lottizzata del mondo, arrabbiandosi perché il suo lotto non lo difende. Vada pure a produrre docu-fiction se gli piace. Personalmente, dopo la televisione spenta e il monoscopio mi pare la forma di Tv più noiosa immaginabile ma tant’è: non è che poi invece le piazze di Anno Zero mi abbiano mai emozionato un granché.

