Come mi capita di tanto in tanto, stavo pensando di guadagnare qualche euro da Radiogladio.it. I numeri sono abbastanza (circa 15.000 visitatori unici al mese, per una media di circa 50.000 pagine viste), e forse si può trovare una soluzione che mantenga il sito gratis per voi ma magari paghi le spese di mantenimento – non dico il mio tempo a farlo. Si pongono lo stesso problema (con numeri diversi dai miei, naturalmente) molti quotidiani; ne parla oggi Repubblica (che però è parte in causa) commentando l’annuncio del Times (di Londra) che diventerà a pagamento. Anche il New York Times (come già l’L.A. Times) offre servizi internet extra agli abbonati, e il NYT diventerà Freemium (parte gratis, parte a pagamento) nel 2011.
Essendo piccolo ma non minuscolo, ho pensato di esplorare Adsense, il servizio di Google che fa comparire delle pubblicità mirate nelle pagine, e che paga per ogni vostro click sulla réclame. La domanda principale naturalmente era “Quanto mi date a click?” La risposta la trovo in fondo alla pagina Operazioni di pagamento:
Quanto si può guadagnare?
Il tuo guadagno dipende da una serie di fattori, compreso il tipo di offerta che un inserzionista fa per pubblicare annunci sul tuo sito. Riceverai una percentuale dell’importo pagato dall’inserzionista. Il modo migliore per sapere quanto potrai guadagnare è accedere e cominciare a pubblicare annunci sulle tue pagine web.
Ma come: io sottoscrivo un contratto con un mediatore e non so ne’ quanto guadagno ne’ che percentuale si prende lui? Ma che mondo è, quello dei Puffi? Un contratto del Monòpoli? Facciamo che io ero un blogger e tu un’agenzia di banner? Roba da matti, da eterni adolescenti però falsi. E mi torna in mente il titolo del nuovo libro di Jaron Lanier, You are not a gadget (su Amazon, con una lunga intervista all’autore), dove tra l’altro se la prende col web 2.0, in cui gli utenti mettono i contenuti ma non beccano un soldo (e ha perfettamente ragione). Lui si riferisce a piattaforme tipo Facebook o Youtube, ma lo slogan funziona perfettamente anche per Google Adsense: io non sono un gadget, e nemmeno un fesso. Se vuoi fare affari con me devi dirmi come funziona, quanto guadagno (semmai è l’intermediario che prende una percentuale) e quanto ci pagheremo di tasse, altro che “accedere e cominciare a pubblicare”.


Credo non sia spiegato granchè bene (!!!), e/o ti sei fermato prima della spiega in dettaglio o…o…
Non mi intendo abbastanza, perchè ad oggi non ho mai dovuto lavorare con Adsense.
Qualcosa mi è stato spiegato da uno che aveva programmato una campagna per un cliente.
L’impressione è che il metodo non sia immediato, ma nemmeno rocket science.
Te la butto lì: esci dalle pagine di Google e cerca qualche risorsa esterna, dovrebbe essercene in abbondanza.
Mica per farti cambiare idea. Ma se Google è quel che è, si deve soprattutto a quel metodo, che pare funzionare per un sacco di gente in giro per il mondo. A zillion people can be wrong? Possibly, maybe.
Beh, a zillion people non hanno mai avuto a che fare con delle agenzie pubblicitarie, e la versione “I accept” di Google gli va bene. Ho lungamente cercato percentuali perfino indicative ma niente. Sono sicuro che esistono forum e risorse su questo, ma non è lì che poi si clicca “I accept”. La frase “Il modo migliore per sapere quanto potrai guadagnare è accedere e cominciare a pubblicare annunci sulle tue pagine web” secondo me la dice tutta quanta. Poi certo che funziona, magari perfino bene, ma in un modo da bambini, un po’ come funzionava Myspace quando il suo TOS diceva che tutti i contenuti inseriti dagli utenti diventavano proprietà di Myspace (clausola rimossa dopo alcune proteste).