Stamattina rileggevo un vecchio numero di Wired (2003) dove Richard Dawkins, che ha una gran bella testa, si pone un problema e offre una soluzione.
Il problema: chiamare gli atei Atei non solo è un po’ sgradevole (ateo vuol dire senza Dio, e verrebbe da chiedersi: “Senza chi?”) ma suggerisce l’idea che a noi atei manchi qualcosa.
La soluzione: siccome invece secondo Dawkins è ai religiosi che manca qualcosa (tipo anche la tolleranza, l’accettazione dei voleri altrui, il rispetto per le idee diverse dalle loro), lui propone di chiamare Bright, cioè brillanti, gli atei. Forse brillanti è un po’ troppo. Io proporrei di chiamarci Svegli, e usare il contrario di svegli per quegli altri là.


Frankamente, è una parola che uso da tempo per definire “persone che non si riferiscono a una religione, qualunque essa sia, nè a un suo rappresentante, sia esso vivo o deceduto anche da tempo”.
Sì, io mi reputo “sveglio”, da molti anni: coloro che sono il contrario di quelli come me, li definisco “intorpiditi”.
Il perchè è semplice: un religioso, o un credente a qualsiasi religione (inclusa, naturalmente, quella cristiana) ha dei “paletti”, che negano una maggiore apertura di visione, in generale.
Cosa che il cervello umano invece, scientificamennte, riesce a fare.
Con la finalità di alimentare questo dibattito giustamente sollevato da Sergio, invio questo link:
http://www.uaar.it/uaar/ateo/archivio/2004_5_art1.html
Premetto che ho una visione che è da un 1 credente, è passata a uno 0 ateo, per poi raggiungere un -1 post-credente; sempre un 1 ma al contrario.
Non ha senso negare l’esistenza di un’ Entità, perchè per negarla bisogna presupporne l’esistenza. E’ un PARADOSSO. Uno dei tanti che questa contemporaneità sta producendo, a causa della crisi del Pensiero BINOMIALE (Mente/Corpo, Destra/Sinistra, Moda/Pancabbestia, Sveglio/Dormiente). Un Pensiero che si ostina a dividere per trovare una soluzione, a separare/stritolare degli 0 (zeri), creando inevitabilmente degli ∞ (simbolo infinito), cicli di feedback additivo (retroazione positiva) senza soluzione di continuità.
Non so se vi rendete conto della trappola che ci siamo costruiti.
Per annullare un concetto, dobbiamo per forza ideare il suo contrario, il quale è evidentemente un surrogato del concetto di partenza, che necessità dell’esistenza di quest’ultimo per confermare il fatto che non esiste.
Riuscite a vedere il Paradosso?
Il problema non è Dio/non Dio.
Il problema è uscire da questo infinito ciclo binomiale. Bisogna alterare questo sistema che si basa su Binomi, membri contrapposti, uno MASTER e l’altro SLAVE, a seconda del contesto.
Per la chiesa, il concetto “DIO” è MASTER, mentre il concetto “NON DIO” è SLAVE.
Per Voi, il membro MASTER è il concetto di “NON DIO”, mentre il membro SLAVE è quello di “DIO”.
I due membri, sono indistricabili. Per esistere devono esistere tutti e due, ma non possono esistere tutte e due.
Inutile girare intorno.
1 (DIO) e 1 (NON DIO) da come risultato un paradossale 2.
d’altrocanto, inutile dire 1 meno 1, quando si puo dir direttamente ZERO.
dice SERGIO: <>.
Tuttavia, se si pronuncia la parola “DIO”, inevitabilmente scattano dei meccanismi che ci conducono a rappresentare/convalidare l’idea di DIO, così da capire di cosa si tratti, per poi eventualmente dichiarare: “DIO? e chi cazzo è?”.
Insomma un pò come giocare a nascondino, avendo la “TANA” come unico nascondiglio.
Solo se dico “non puoi vivere senza ASTRABBA”, li ha senso dire “e chi cazzo è?”. Perchè ASTRABBA non significa niente e si autoannulla in principio. Non ha bisogno, di un concetto contrario che per esistere, necessiti dell’ ESISTENZA di cio che vuole dichiarare INESISTENTE.
Cyborg Me.
Buonanotte.
* OPS!! completamento post precedente.
al posto di: “..dice SERGIO: <>.” leggere:
“…dice SERGIO: “Senza chi?”…”
HTML goodnight.