
Qualche post fa mi sono abbandonato a reminescenze giovanili post-fricchettone, uno dei lussi dell’età. Un altro di questi previlegi è di poter cantare a squarciagola Mannish Boy di Muddy Waters (qui ritratto mentre mostra orgogliosamente una copia del suo primo disco, 1943) senza sembrare ridicolo, e anzi esprimendo con mucho sentimiento il significato del testo. La versione di riferimento è questa (non esattamente, ma è dello stesso periodo, la band è la stessa, ecc.), l’ultima – non a caso quella in cui è più maturo. Eh sì, perché ci vuole un po’ di panza per cantare:
Now when I was a young boy, at the age of five
My mother said I was, gonna be the greatest man alive
But now I’m a man, way past 21
Want you to believe me baby,
I had lot’s of fun
I’m a man
I spell mmm, aaa child, nnn
That represents man
No B, O child, Y
That mean mannish boy
I’m a man
I’m a full grown man
I’m a man
I’m a natural born lovers man
I’m a man
I’m a rollin’ stone
I’m a man
I’m a hoochie coochie man

