Rientro in Italia (tutto bene, grazie; l’esperienza chicagoana è stata ottima, sia professionalmente che personalmente) e, oltre a tutto quello che ci avevo felicemente lasciato andandomene, ci trovo Muammar Gheddafi in visita ufficiale. Personalmente, avendo Berlusconi ancora come Primo Ministro, non me la sento proprio di criticare Gheddafi – che almeno ha un suo stile inconfondibile (Luca lo chiama Dada Dictator). Mi fa un po’ ridere, ma non più di tanto: vivere in Libia deve essere un incubo, e questa accoglienza festante mi lascia assai perplesso.
Ma la cosa che mi fa riflettere è un’altra. Torno dagli States, dove si è molto parlato dello storico discorso di Barak Obama al Cairo, un evento importantissimo che avrà ripercussioni assai rilevanti in futuro, e ci trovo Gheddafi, autorizzato a farneticare in pubblico protetto dalle sue “Amazzoni” (che La Stampa definisce “Le guardie del corpo che provocano tanta invidia nelle delegazioni ufficiali in missione in Libia”. Suppongo che si riferisca a quei puttanieri dei nostri politici; non ce la vedo Angela Merkel entusiasta per le gnocche in divisa), Berlusconi che minaccia i giornalisti e il parlamento che approva a larga maggioranza una legge che spunta una delle armi a disposizione della magistratura contro la criminalità (organizzata, disorganizzata e politica): le intercettazioni.
Non sono un fan degli USA, ne ho spesso criticato la politica e mi aspetto di farlo di nuovo in futuro. Non posso però non notare la differenza tra un’azione politica di spessore planetario e il pollaio di potenti isterici, di dittatori delle banane e di maschilismo senza vergogna che trovo qua in Italia.
Però poi penso: gli italiani hanno appena riconfermato, attraverso il voto, l’azione politica di questa gente. Quindi gli italiani, inclusi voi e io, hanno esattamente quello che si meritano. In questi casi non si rovina una festa perché a alcuni invitati il buffet non piace: questi dovrebbero educatamente andare fuori dalle palle e trovarsi una festa più adatta. Berlusconi è certamente il peggio, almeno per me, ma se il meglio è Franceschini, allora non solo ho sbagliato festa, ho anche sbagliato indirizzo, data, ora, abbigliamento…


Bentornato (da parte di chi ti vuole bene – non è detto che tu ci stia “ben”).
In effetti, questa visita ha molto del contradditorio.
Ma stiamo facendo l’elemosina (“stiamo” dal verbo “riconfermare alle urne”), suppongo.
Non sai come mi vergogno, ed è meglio che non ci penso: infatti, non ci penso, e ascolto il rock’n’roll di Benny Joy (per fare un esempio). Ma è come mettere la testa sotto la sabbia.
Vabbè, Sergio: ancora un bentornato, e ancora tanta invidia per un periodo così lungo passato in una città che non ho mai visto (anche se odio il freddo).
e cosa c´ entra con il post la foto di michael jackson?