Ieri per la seconda volta nella mia vita ho vinto alle elezioni. La prima volta era andata così male che avevo giurato di non ripetere l’esperienza, e invece è risuccesso. Quella volta (’92 mi pare) già vivevo a Milano, mentre a Roma (dov’ero ancora residente) si fronteggiavano Fini e Rutelli. Io non sarei andato, ma tutti i miei amici romani insistevano e così decisi di “fare la cosa giusta”: una scelta sciagurata e sbagliatissima che mi ha procurato 30 minuti di gioia (“Abbiamo sconfitto Fini”) e 5 anni di dolore acuto quando Rutelli faceva qualcosa di brutto – cioè spessissimo. E ogni volta che vedo la sua faccia mi risale: “Ma come cazzo m’è venuto in mente?”
Per Pisapia è diverso, lo conosco, conosco la sua storia, so per certo che è una persona di senno, ragionevole e, come dice Vendola, “mite” – insomma il contrario della Moratti. Rappresenta bene le mie idee? La sua politica somiglierà a quella che farei io? Condividerò il 50% più una delle sue scelte? Vedremo nei fatti, ma non è così importante. Io comunque per scaramanzia ieri non sono andato in Duomo a festeggiare, e come vedete sto scrivendo un post lungo e articolato invece di mettere la foto del Pisa con scritto sotto “Abbiamo vinto!!!” So per certo che farà meglio della Moratti, ma ci vuole pochissimo. La mia paura è che adesso Milano diventi come la Roma di Rutelli e Veltroni, con la dittatura culturale dei sinistrati. Assisteremo alla Dandinizzazione del territorio, alla Vecchionizzazione della scena musicale, alla Capalbizzazione della Madunina?
Lo dico con dolore, ma anche con cognizione di causa: è già partita la sarabanda degli aperitivi di sinistra, della corsa alle direzioni artistiche, dell’incasso delle adesioni. E c’è tutto un sottobosco sinistroide, non meno poderoso di quello appena sconfitto (ma molto più capillare e meglio organizzato), pronto a subentrare e piazzare i suoi. La sola speranza è che Pisapia sappia restare fuori da quella palude e invece voli alto, che riesca a dotarsi di una giunta di gente competente e possibilmente sconosciuta, che sappia amministrare senza preferire, patrocinare senza indirizzare, governare senza imporre i suoi alleati. Perché se fino a ieri avevamo solo I Legnanesi e da domani avremo soltanto Neri Marcorè allora non sarà cambiato niente. Speriamo bene.


Io le elezioni proprio prima non le avevo mai “vinte”. E, visti da quassu’, i risultati e le reazioni si prendono forse piu’ con tenerezza che con partecipazione; devo pero’ ammettere che un pizzico di invidia nei confronti di chi festeggiava in Duomo l’ho avuta (dev’esser bello uscire dalla nicchia una volta ogni tanto). Certo é che adesso tocca rimboccarsi le maniche, e recuperare appena quei 15 anni di scelleratezze da parte di consigli comunali che hanno piazzato ovunque i loro amichetti, reso l’aria irrespirabile, il centro vuoto e la gente terrorizzata (prova ne sono gli ultimi, vergognosissimi cartelloni di campagna elettorale).
Il rischio di cadere nel groove da Festa dell’Unità é una cosa che temiamo in molti: Milano ha bisogno di pragmatismo, di autobus e asili nido, non di dibattiti, bonghi e teneri abbracci multiculturali. Spero solo che Pisapia abbia ben in mente quanto largo e differente é il suo elettorato, e che i milanesi non si accontentino, da parte loro, di niente meno che dei miracoli – perchè è di questo che hanno bisogno.
La materia prima c’é, ora stiamo a vedere.