Ho scritto diffusamente, e non senza qualche protesta da parte degli interessati, sulla barbara e incivile pratica del doppiaggio e adattamento, traditrice del cinema e strumento di normalizzazione di argomenti che potrebbero essere ambiguamente intesi dal popolo italico: riferimenti a incesto, omosessualità, ecc. Uno dei sintomi spettacolari dell’orrore di questa pratica sono i titoli italiani dei film, su cui si è molto parlato e a cui Repubblica oggi dedica un articolo. Ci sono esempi eclatanti; quello da manuale è Domicilie Conjugal, film di Truffaut del ’70 uscito da noi col titolo Non drammatizziamo… è solo questione di corna: ripugnante.
La novità è che finalmente un distributore italiano ci spiega le sue ragioni. E’ Andrea Occhipinti, ex bonazzo del cinema B e oggi titolare della Lucky Red il quale, senza un briciolo di imbarazzo, dichiara: “Un titolo è un prodotto, è la chiave della commerciabilità del film; a volte tradurre letteralmente un film può essere controproducente, può non rendere in italiano. In questi casi si sceglie un titolo accattivante, che colpisca il pubblico, che sia magari facile da ricordare rispetto magari a titoli stranieri difficili da pronunciare.”
Capito registi, sceneggiatori, attori, autori di colonne sonore? La chiave di tutto è il titolo, che deve essere accattivante, colpire il pubblico e essere facile da ricordare, come la sigla di Striscia, o gli show di Carlo Conti. Perfino se siete Bergman o Fellini. Ecco: uno così dovrebbe distribuire Bombolo e Cannavale (con grande rispetto per questi due giganti del cinema – se paragonati all’incolore Occhipinti), e ogni volta che pronuncia la frase “Il cinema è cultura” andrebbe accolto da una salva di pernacchie e lancio di monetine.


Penso che comunque, indipendentemente dal titolo, è importante che un distributore (o produttore) distribuisca (o produca) un film, poi se il titolo è fedele o meno, vedremo dopo. Voglio dire, va bene discutere di ‘ste robe, ma è più importante abbatere la censura preventiva che spesso viene fatta a priori su certo cinema…
In ogni caso, d’accordo col mantenere i film in lingua originale: oltre a tutto il discorso “artistico” (cazzo, per quanto sia stato bravo Amendola, volete mettere Scarface che parla con la voce originale di Pacino?), almeno si imparano (o per lo meno si tengono in esercizio) le lingue straniere…
A margine, vorrei segnalarti che c’è chi sta peggio di noi… nei paesi baltici (Polonia, Estonia, Lituania, ecc…) non traducono un cazzo, in compenso, invece dei sottotitoli scritti, ci mettono uno (uno solo per tutto il film!) che con un tono di voce monocorde e monotono in pratica legge i sottotitoli per tutti i personaggi del film… veramente indecente e talmente trash che potrebbe essere perfino sublime!