Astratto maschile

Da qualche anno si discute sul tema del linguaggio e di come in italiano, quando si parla in astratto, si usi quasi sempre il maschile. Alcune donne hanno sollevato questo problema, qualcun* ha adottato l’uso dell’asterisco, altri dissentono, ultimamente si propone l’uso della U per includere tutti (trasformando l’italiano in un rumeno immaginario). Inoltre di recente si è iniziato a parlare di persone fluide (che esistono da sempre, si sa per certo), le quali in America chiedono di usare pronomi plurali neutri come they o them, cioè loro, voi, ecc. Scrivendo molto spesso naturalmente mi sono posto il problema. Che non ho ancora risolto, ma credo di aver capito un paio di cose. Innanzitutto che, come sempre nei contesti rivendicativi, si sta esagerando un po’ e oggi, tra plurali, asterischi e U qualcuno inizia a innervosirsi: comprensibile. Però ho una buona notizia: nel cercare di scrivere in modo più inclusivo ho capito che, facendo alcuni sforzi, è possibile evitare di parlare al maschile, anche in astratto. Ovviamente richiede attenzione, mille riletture e qualche volta mi scappa ancora. Però si può (come nel caso di questo post). Se si debba o meno, ogni opinione è legittima – e ogni proposta è ben accetta. Che si fa?

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