Non so voi, ma a me ha sempre affascinato la pratica Zen del tiro con l’arco. L’idea, solo apparentemente contraddittoria, di accoppiare un tipico esercizio di abilità singola con una filosofia che invita alla perdita di sé, mi pare bellissima. Come molti altri ho scoperto questa pratica attraverso il popolare libro di Herrigel Lo Zen e il tiro con l’arco.
Sappiamo tutti, avendo visto le Olimpiadi, che per tirare con l’arco bisogna concentrarsi, e che quella concentrazione è diversa da quella che impieghiamo di solito nelle nostre attività quotidiane. Quando però si legge che nell’arco Zen l’arciere deve diventare l’arco, la freccia e anche il bersaglio; o che la freccia deve partire senza sforzo, come una mela matura che cade dall’albero, si capisce che, come nell’alchimia (che modificava la materia, ma anche l’alchimista), nel Kyudo il bersaglio è semplicemente un mezzo, e non il fine. Un concetto incantevole e ricchissimo di valore, anche perché così distante dalla nostra mentalità.
Qui trovate una esaustiva spiegazione del Kyudo, l’arco Zen.

