Per combinazione mi sono trovato recentemente a parlare con tre diversi giovani cantanti, che mi chiedevano consigli. Curiosamente, tutti e tre avevano (in misura diversa) lo stesso difetto, che potremmo chiamare la Sindrome di Giorgia. E’ un disturbo che colpisce le persone intonate e dotate di una spiccata sensibilità per il Blues, il Gospel e il Soul (che in realtà sono la stessa musica). Il sintomo principale è quello di riempire con dei vocalizzi (magari bellissimi) ogni spazio disponibile della musica: nei casi migliori cantando tutte le possibili variazioni melodiche insite nel brano; nei peggiori strillando con vigore (o miagolando sensualmente) un Blues/Gospel immaginario, de’ noantri.
Nessuno dei cantanti in questione mi è sembrato inguaribile; a tutti e tre ho consigliato l’ascolto di Lean on me, il best di Bill Withers, che è un genio assoluto dell’economia melodica, pur restando assai soul. Prendete Lovely Day, un brano radiofonico e scoppiettante fino al ritornello, che invece è bizzarro: la voce si sdoppia, e mentre una tiene una nota, l’altra ripete “Lovely day”. E a ogni ritornello sale la nota dritta, fino al finalone: il posto perfetto per lo “slego” giorgesco. E invece Bill Withers, che canta come un angelo e potrebbe fare l’inferno, non fa una singola variazione, va dritto come un fuso. Realizzando un capolavoro di eleganza, di economia e di effetto; e dando una lezione utilissima a chiunque faccia della musica basata sul Blues: less, come dicono gli inglesi, is more.

