Pur essendo un nome alquanto inflazionato, ormai quasi un luogo comune, bisogna dire che Brian Eno ha spesso detto e fatto cose egrege. Ho recentemente ricomprato Discreet Music, a mio avviso il suo più bel lavoro della fase ambient (è lui che ha inventato questa definizione, benché la utilizzasse per descrivere una musica ben diversa dalla Ambient che conosciamo), e resta un capolavoro – specialmente il brano omonimo. Inoltre mi piace sempre ricordare la vecchia sigla del Tg3 e l’avvio di Windows 95, piccole perle di Sound Design (dieci secondi la prima, 3/4 di secondo l’altra). Oggi ho trovato una sua vecchia intervista (’96). In risposta a una domanda sull’allora attualissimo fenomeno dell’Unplugged, trovo questa bella e utilissima riflessione sulla relazione tra musica computerizzata e strumentale:
It’s so easy because a computer is basically a nerd-designed, screwdriver addict’s machine. It’s a machine that’s perfect for making small adjustments and not very good for making bold strokes.
(E’ così facile perché un computer è sostanzialmente una macchina disegnata da nerd per dei tossici da cacciavite. E’ uno strumento ottimo per fare piccoli aggiustamenti, ma non per fare mosse coraggiose).
What I think is, of course, that there’ll be a new generation of people who’ll use computers with the same freedom that Pete Townshend uses an acoustic guitar. But those people are just starting to emerge, I think. The computer brings out the worst in some people.
(Penso che naturamente ci sarà una nuova generazione che userà i computer con la stessa libertà con cui Pete Townshend usa una chitarra acustica. Ma questa generazione sta iniziando a emergere solo adesso, mi pare. In certa gente il computer tira fuori il peggio.)
Parole sante, Brian. L’intervista intera (in inglese) è qui.

