Trovo davvero bellissimo il dibattito scatenato dalla proposta della Lega di moratoria sulla costruzione delle nuove moschee, e in generale di regolamentarne il funzionamento, per esempio obbligando per legge l’adozione della lingua italiana o limitandone l’uso esclusivamente al culto religioso. Purtroppo per Calderoli però, nel 2009 sarebbe impensabile scrivere nel provvedimento la parola Moschea; questo quindi dovrebbe inevitabilmente riguardare tutti i luoghi di culto.
Tra le reazioni più equilibristiche c’è quella della Chiesa Cattolica: ”Il luogo di culto – ha dichiarato mons. Ravasi (Presidente del Pontificio consiglio della cultura) – deve avere una propria identità spirituale e culturale e una propria identità religiosa che è un suo elemento fondamentale e non deve acquistare altri volti”… “Tuttavia anche la moschea svolge un’attivita’ caritativa che e’ nelle sue prerogative perche’ anche la religione ha un ambito sociale. Tale ambito pero’ non deve essere superato, la moschea cioe’ non deve diventare un centro che abbia altre finalita’ da queste, anche perche’ in tal modo perde la sua funzione”.
Quindi le cose sono due: o i preti la smettono di parlare delle coppie di fatto e di omosessualità, o anche gli imam devono poter dire la loro sui Centri di identificazione ed espulsione. Nella lingua che preferiscono, ovviamente. Salvo a voler proibire anche la messa in latino e, contestualmente, tutte le Sinagoghe d’Italia – dove il culto del sabato viene officiato in ebraico.
Non ce n’è: l’ignoranza di chi ci governa è uno abisso senza ritorno.

