Grandi celebrazioni italiche per il decennale della morte di Lucio Battisti. Mi associo? Certamente: non solo mi sembrava un notevole soggetto umano, ma alcune delle sue canzoni – per ragioni generazionali – sono parte del mio folclore personale. Detto questo, vorrei aggiungere che Mogol (l’autore, tra l’altro, di Una lacrima sul viso) non mi è mai sembrato così bravo, e che molti dei suoi testi mi lasciano indifferente (ma le sue interviste mi irritano: davvero sembra pensare di essere un genio – lui e “l’innocenza sulle gote tue”). Però, nell’orgia delle celebrazioni, ci sono almeno un paio di questioni interessanti.
Il concerto memorial trasmesso ieri sera dalla Rai è stato stupefacente: la gente era davvero commossa, e non avevo mai visto un intero pubblico cantare tutte le canzoni a squarciagola, dall’inizio alla fine – manco coi Tokio Hotel. Non ce n’è: Battisti è rimasto nella memoria degli italiani come nessun altro. Infatti, nella hit parade della schitarrata da spiaggia, le sue canzoni restano salde ai primissimi posti, tuttora imbattute dopo oltre trent’anni.
Come mai tanto sempiterno successo? Il motivo mi pare essere la sostanziale inattualità delle canzoni di Battisti/Mogol. Che alla lunga distanza permette loro di durare per sempre, ma che all’epoca suonava davvero stranissima. Erano gli anni della canzone impegnata, di Bob Dylan e di Woodstock; quelli a ridosso del ’68, che subito dopo sarebbero diventati di piombo. Tra molti giovani il desiderio di cambiamento era fortissimo, e costoro detestavano Battisti, fino a dichiararlo “cantautore fascista”. Una vera sciocchezza, fortunatamente rettificata dalla storia. Mogol/Battisti non erano di destra: erano disimpegnati in un’epoca di impegno, erano impermeabili in un’era di acquazzoni e, nel mezzo della rivoluzione, parlavano di gote. Col risultato che oggi Contessa (che è proprio una brutta canzone) non la canta più nessuno (se non pochi nostalgici babbioni, al chiuso), mentre La canzone del sole (il cui testo mi pare brutto e a tratti davvero discutibile) resta fresca e, a parte le ottocentesche gote (e le sciocchezze sulle donne), pare scritta ieri.
PS: Dice: “Ma allora cos’è che ti piace di Battisti?” Due cose, e in certi casi mi piacciono moltissimo. Innanzitutto le melodie, molto poco italiofone e a volte di un’economia sorprendente. E poi le strutture, spesso inusuali e a volte adirittura sovversive – per l’epoca. Da questo punto di vista molta della musica di Lucio Battisti è certamente classificabile come Progressive pop (ma non i testi).


Non sono un grande fan di Battisti (navigo più tra motorhead e Roni Size), ma alcune sue canzoni hanno davvero la capacità straordinaria di appiccicarsi addosso alle persone e alle situazioni, anche senza aver mai comprato un suo disco. In un giro in scooter o in macchina, da solo, un po’ fuori Milano si canta “il tempo di morire” o “sì, viaggiare”, e sono canzoni che sembra di sapere da sempre, e stanno bene in quel momento.
“la canzone del sole” no, quella non mi piace, il testo l’ho sempre trovato un po’ patetico, lo associo a “quella tua maglietta fina”.
Però Battisti senza Mogol era peggio, La fase nichilista alla fine della sua carriera mi è sempre sembrata inferiore alla fase disimpegnata dell’inizio.
battisti e panell’
fanno i figli bell’
Progressive pop va bene, ma senza dimenticare che il Lucio nazionale stava a rota di Motown …Sam and Dave, Wilson Pickett, etc etc di fisso.
Come dicevo al mio collega mentre leggevo il tuo pezzo, a me piace il Battisti dell’epoca che ricordo: “Sì, viaggiare”, “Nastro azzurro”, etc… Cose inizio anni ’80 (mi presento: classe 1971).
Ogni qualvolta esce una compilation su Battsiti, nella quasi totalità dei casi non vengono incluse queste canzoni.
Intendiamoci: non vado pazzo per questa comunque gigantica figura della musica italiana (sono piuttosto amante dei vari Buscaglione, Van Wood, insomma, del rock’n’roll italiano di 50 anni fa), ma ne riconosco il grande valore.
Devo anche dire che aveva un modo di cantare che ti rimaneva stampato in testa.
Ciao !
Non entro nel merito del testo della Canzone del Sole, ma trovo eccezionale il finale quando cambia completamente melodia; intendo il pezzo con il testo seguente:
“Il sole quando sorge,sorge piano e poi
la luce si diffonde tutto intorno a noi
le ombre dei fantasmi della notte
sono alberi e cespugli ancora in fiore
sono gli occhi di una donna ancora
pieni d’amore”.
E comunque secondo me la “canzone del sole” non è paragonabile al “piccolo grande amore” citato da stefano sopra e non è una questione di valore: non so perchè, ma le vedo come 2 “entità” completamente differenti, quasi come voler paragonare/sommare “le mele con le pere”,cosa che non va fatta come ci dicevano alle elementari…lo diranno ancora?!? :-)