Uno dei miei pallini più rotolanti è quello che riguarda le mille possibili sovrapposizioni di Arte e Scienza, soprattutto in passato ma non solo: sono un fan di Gunther Von Hagens e di Dmitri Gelfand & Evelina Domnitch. Capita abbastanza spesso che quando parlo di questo argomento si dipinga sul volto delle persone un bel puntone interrogativo: in che senso Arte & Scienza? I due mondi vengono percepiti come distanti e a volte inconciliabili. L’arte per molti è abbandono e sensualità mentre la scienza sarebbe esatta e obiettiva: niente di più falso. In passato gli artisti erano molto spesso scienziati: geometristi, anatomisti, esperti di chimica, scienza dei materiali, ecc. Gli esempi sono infiniti, ma tra tutti spicca per importanza e spessore uno dei miei soggetti cinquecenteschi preferiti (benché forse non mi sarebbe piaciuto andarci a cena), Albrecht Dürer.
Dice Wikipedia: “La fama di Dürer è dovuta anche ai suoi studi e alle sue ricerche a carattere scientifico soprattutto in campi come la geometria, la prospettiva, l’antropometria e l’astronomia, quest’ultima testimoniata da una celebre carta celeste con polo eclittico. Fortemente influenzato dagli studi di Leonardo da Vinci, Dürer concepì l’idea di un trattato sulla pittura intitolato Underricht der Malerei con il quale intendeva fornire ai giovani pittori tutte le nozioni che egli aveva potuto acquisire grazie alla sua esperienza di ricerca, ma non riuscì però nell’intento che si era inizialmente prefissato. I suoi scritti ebbero molta importanza per la formazione del linguaggio scientifico tedesco, e alcuni trattati sulle prospettive e sulle proporzioni scientifiche del corpo umano risultarono utili ai cadetti pittori dell’epoca.”
(la stessa voce su Wikipedia in inglese è assai più dettagliata, e descrive tra l’altro i suoi quattro libri sulle misurazioni e i quattro sulle proporzioni umane.)
Dürer è famosissimo per i suoi sconcertanti quadri e incisioni (e per essere stato il primo a firmare con regolarità le sue opere), nonché per essere un uomo vanitosissimo, che appare con regolarità nei suoi quadri (sempre ben riconoscibile e belloccio) e che ha raggiunto l’apoteosi dell’autocompiacimento catto-sexy della storia dell’arte col quadro che vedete qui sopra: un autoritratto a immagine di Cristo, le cui proporzioni del volto sono diventate lo standard di tutti i cristi per secoli. Dürer insomma era una sorta di incrocio tra Niels Bohr e Jim Morrison: altre due categorie che è complicato conciliare.

