L’ho scritto qui talmente tante volte che se volete potete anche mandarmi affanculo e lo capirei. Nelle vicende della seconda repubblica quello che mi pare incredibile non è mai la rilevanza penale dei comportamenti, ma lo scenario di tristezza profonda che emerge e lo squallore della vita dei potenti. L’ultima è la vicenda di Ruby, minorenne marocchina della scuderia di Lele Mora che, dice, è stata da Berlusconi diverse volte.
Ruby fa i nomi delle ospiti. C’è intero il catalogo del mondo femminile di Silvio Berlusconi: conduttrici televisive celebri o meno note, star in ascesa, qualcuna celeberrima, starlet in declino, qualche velina, più di una escort, due ministre, ragazze single e ragazze in apparenza fidanzatissime. E continua:
La minorenne fa entrare negli atti giudiziari un’espressione inedita, il “bunga bunga”. Viene chiamata in questo modo l’abitudine del padrone di casa d’invitare alcune ospiti, le più disponibili, a un dopo-cena erotico. “Silvio (lo chiamo Silvio e non Papi come gli piacerebbe essere chiamato) mi disse che quella formula – “bunga bunga” – l’aveva copiata da Gheddafi: è un rito del suo harem africano”. (da Repubblica)
Mio dio, che cazzo è il bunga bunga? Un trenino dell’amore al ritmo del Negro Zumbon? La versione porno dell’immortale I Watussi? Qualsiasi cosa sia mi fa orrore. Non solo, ma l’espressione “un rito del suo harem africano” è puro esotismo d’accatto, nemmeno troppo larvatamente razzista. E’ la bella Abissina, le mille e una notte in versione paesana, uno scenario di desolazione senza confini.
PS: L’Urban Dictionary ha una folle ma forse calzante definizione del bunga bunga.

