Ho sempre provato un po’ di pena per Miley Cyrus, anche nota al mondo come Hannah Montana. La povera ragazza, figlia d’arte, a un certo punto è entrata nell’inferno Disney – come molti altri teen-ager prima di lei: Christina, Britney e Justin sono tutti passati di là. Ma Miley, per sfondare, ha dovuto soffrire una pena aggiuntiva: diventare Hannah Montana, un character Disney. Ora, a sette anni credo che non ci sia niente di meglio; però poi si cresce e, con le prime tettine, iniziano i guai. D’altronde smettere di essere Superpippo non dev’essere per niente facile.
E’ già qualche anno che Hannah sta lasciando il posto a Miley, e questa metamorfosi crea attrito. Innanzitutto alla Disney, dove la nozione che un loro personaggio abbia il punto G dev’essere assolutamente intollerabile; e poi tra i genitori dei numerosi fan di Hannah/Miley (gli unici per niente turbati dalla maturazione), che hanno recentemente protestato per il video di Who owns my heart, dove la non ancora maggiorenne Miley ammicca, scanotta e smutanda.
Naturalmente la mia immagine preferita della Miley di passaggio è questa:

Poverina: fa quello che fanno milioni di sue coetanee, nel disperato tentativo di riprendersi la sua identità, a partire dal nome, e il suo corpo – disneyzzato fin dall’infanzia – che evidentemente scalpita per qualcosa di diverso dalla compagnia di Qui, Quo e Qua.
* Sublime titolo di album di una delle mie band di culto, i Was (Not Was).


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