Uno dei dibattiti aperti tra gli scrittori italiani riguarda l’opportunità di pubblicare con case editrici di proprietà di figli di pericolosi paradittatori affetti da priapismo (forse chimicamente indotto), insomma quelle di Berlusconi. Personalmente ho sempre pensato che è il padrone che detta la linea (un po’ come io a casa mia e voi a casa vostra) e che quindi nomi come Einaudi o Mondadori diventavano come il Mulino Bianco o Mastro Lindo – scatole vuote agite dal padrone di turno. Viceversa moltissimi autori delle case editrici berluscate, perfino di sinistra, bravi e a volte assai simpatici, rivendicano la legittimità delle loro scelte.
Perfettamente allineati con la loro padrona, Marina Berlusconi, che sul Corriere di stamattina dice: “Me lo faccia dire ben chiaro: se la Mondadori è oggi, come mi pare tutti riconoscano, quella grande azienda libera e pluralista che è, lo è anche perché noi abbiamo voluto e vogliamo che sia così. Altro che “nonostante” noi! E’ così “anche grazie” a noi. E se non si fosse condizionati da un antiberlusconismo accecante, che finisce per impedire di vedere le cose come stanno, di notare contraddizioni e ipocrisie, io credo che questo non potrebbe non esserci riconosciuto”.
Questo può dirlo soltanto perché degli autori (forse avidi o vanitosi, certamente poco conseguenti) hanno pensato bene di pubblicarci dei libri, legittimando queste frasi e questo atteggiamento. In particolare la frase: “Altro che “nonostante” noi! E’ così “anche grazie” a noi.” Capito autori italiani, raffinati intellettuali di sinistra? Cappello in mano e ringraziate il padrone.

