Ecco un altro ritorno. Non ce n’è: cantiamo sempre la stessa canzone. Tra le mie preferite c’è questa di John Stuart Mill del 1859, tratta dal suo saggio Sulla Libertà. Torna sempre attuale, a ogni uscita del povero Benedetto XVI – ormai intrappolato tra la contrizione per i preti pedofili (che immagino autentica), le posizioni rispettabili (per una persona vergine) ma lunari (se applicate all’Italia) su aborto, fecondazione assistita ecc. e quel suo sorriso incredibilmente feroce – che quando lo vedo mi viene da chiamare Padre Amorth. Diffondere questo testo (in questa o altre forme) significa anche ricordare alla destra liberale (di cui Mill è uno dei padri fondatori) che una volta aveva anche delle opinioni forti, oltre al volume.
La musica naturalmente viene da questo disco – che pure sembra tornare nella mia vita – dove l’ho “cantata” quasi 15 anni fa.


Adoro questo pezzo e lo propino a tutti quelli che mi capitano a tiro.
Tre anni fa mi sono trovato tra le mani una ormai rarissima copia di Inaudito in CD (ovviamente subito accaparrata) e per l’occasione l’ho (immeritatamene e malamente) ri-recensito.
Se riuscirai a portare in giro i video tratti da quesi brani, sarò il primo a mettermi in coda :)