Ecco un altro pezzetto del mio prossimo album; un mini-pezzo che è quasi un pezzo. La voce viene da uno dei miei dischi della gioventù, Arbeit Macht Frei degli Area (1973). Un album fantastico, e una canzone di cui ho amato molto le parti di chitarra impossibili e questa intro – di cui non ho potuto sapere niente fino all’arrivo della rete. E me ne dolgo, perché non solo si tratta di una bellissima poesia, ma è letta stupendamente bene. Sull’album c’era scritto solo “Registrazione pirata in un Museo del Cairo” (quindi nessuno dovrebbe aversene a male se la riutilizzo) ma invece non sembrerebbe vero: la qualità e il tipo di registrazione invece suggeriscono uno studio, o almeno una stanza ben silenziosa. In rete trovo il testo:
| حبيبي بالسلام حطيت ورود الحب ادّامك بالسلام مسحت بحور الدم علشانك سيب الغضب سيب الالم سيب السلاح سيب السلاح وتعال تعال نعيش تعال نعيش يا حبيبي ويكون غطانا سلام عايزاك تغني يا عيني ويكون غناك بالسلام سمع العالم يا قلبي وقول سيبوا الغضب سيبوا الالم سيبوا السلاح وتعالوا نعيش تعالوا نعيش بسلام مصرية |
Mio amato Con la pace ho depositato i fiori dell’amore davanti a te Con la pace con la pace ho cancellato i mari di sangue per te Lascia la rabbia Lascia il dolore Lascia le armi Lascia le armi e vieni Vieni e viviamo o mio amato e la nostra coperta sarà la pace Voglio che canti, o luce dei miei occhi E il tuo canto sarà per la pace fai sentire al mondo, o cuore mio e di’ a questo mondo Lascia la rabbia Lascia il dolore Lascia le armi Lascia le armi e vieni a vivere con la pace |
Del nome dell’interprete viceversa nessuna traccia. Il brano l’ho chiamato Masriya, “che vuol dire letteralmente Una Egiziana”, la parola conclusiva della poesia – in qualche modo la firma del messaggio, meravigliosamente destinato a Habibi, “mio amato”.
Masriya di Sergio Messina (contiene una porzione di Luglio, Agosto, Settembre Nero – di Fariselli/Frankenstein)

