Come al solito, in groppa alla disavventura del povero Lapo (ma guarda che aggettivo tocca usare per un Agnelli), sui media è tutto un florilegio di allarme per l’incredibile, inaudita, inimmaginabile diffusione della Cocaina: dal Tg1 alle Iene, da Marco Berry* a Giletti fino a Vespa, tutti che si chiedono come sarà mai questa esotica sostanza. Nessuno degli intervistati infatti ha mai visto una striscia di Coca, meno che mai provata, e gli unici ad ammettere di averlo fatto erano sconosciuti, di spalle e con la voce mascherata. Uno schifo.



Nel frattempo: ve la ricordate quella moda esplosa l’anno scorso che ha riempito le strade italiane di innocenti teen-ager in magliette con sopra scritto Pusher, Trafficante e Cocaina? Beh, abbiamo fatto un altro passetto: ecco un modello della collezione primavera-estate 2006:

Scopo in cambio di Coca, sulla falsariga di Will work for food, cartello popolare negli Usa durante la depressione. Perché purtroppo la realtà non è come la dipinge Porta a Porta, e se ai Vip non è mai capitato di imbattersi in una pista, il resto del mondo è già un bel po’ che ci fa i conti, nel bene e nel male.
* A proposito di Berry e delle Iene. Ieri sera, in un servizio follemente moralista sulla immonda piaga della prostituzione, hanno insistentemente, ripetutamente, direi deliberatamente fatto confusione tra Travestiti e Transessuali, benche una Trans abbia perfino spiegato la differenza, e comunque riferendosi loro sempre con aggettivazione maschile. Una cosa orribile e irrispettosa, ingiustificabile nel 2005. Eppure la regola è semplicissima: non conta cos’hai tra le gambe, ma come ti presenti socialmente. Se una ha il seno e porta la minigonna, è evidente che si considera al femminile, e la correttezza (oltre all’educazione) vorrebbe che si apostrofasse al femminile.


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